Magazine Mercoledì 3 aprile 2002

Sgarbi e l'incidente parigino

Vi proponiamo un resoconto di (autore della saga di Eymerich, noto scrittore di fantascienza), già apparso su alcune mailing list e segnalatoci da Andrea Molinari, in merito al "drammatico incidente" del , decisamente dissimile da quanto hanno riferito i media.


Cari amici,
eccomi di ritorno da Parigi e dal Salon du Livre. Nei prossimi giorni scriverò qualche resoconto di questa esperienza che, almeno dal mio punto di vista, è stata molto bella. Adesso sono stanco e ancora non ho avuto il coraggio di affrontare gli oltre 700 messaggi che si sono accumulati in mia assenza.
Ci tengo però a informarvi subito sul famoso episodio che ha avuto a protagonista Vittorio Sgarbi, il giorno dell'inaugurazione del Salon. Questo perché buona parte della stampa italiana ha riferito gli eventi in maniera non corretta.

Praticamente tutti i giornali hanno ignorato l'antefatto. Io sono arrivato a Parigi mercoledì 20, e il pomeriggio stesso era previsto un ricevimento offerto dal ministro francese della cultura, Catherine Tasca, presso il suo ministero. I presenti erano centinaia, c'era un caldo terribile, tuttavia l'accoglienza è stata estremamente cordiale.
Bene, il discorso di Catherine Tasca era terminato da tre quarti d'ora, ed era iniziato il rinfresco, quando il sottosegretario Sgarbi si è degnato di arrivare con un suo codazzo. Non è nemmeno andato a salutare il ministro, né nessuno degli autori italiani presenti nella sala, ma è subito andato a comiziare davanti alle telecamere.
Catherine Tasca, molto seccata, ha abbandonato il ricevimento. Del resto, già il fatto che a incontrare un ministro l'Italia mandasse un sottosegretario non era il massimo della correttezza, e i francesi non l'hanno digerita troppo.
Ho rivisto Sgarbi quando sono uscito. Se ne stava seduto sulla balaustra della scala, intento a chiacchierare con un paio di amici suoi.

Il giorno successivo, giovedì, c'era l'inaugurazione ufficiale del Salon. I contestatori di cui si è tanto parlato erano una cinquantina, forse meno (studenti italiani residenti a Parigi, cui si sono aggiunti i militanti di un'organizzazione antimondialista chiamata Aaarg). Avevano cartelli contro Sgarbi e Berlusconi e gridavano slogan («Vergogna! Vergogna!», «Fascisti! Fascisti!»). Non hanno torto un capello a nessuno: si limitavano a starsene in gruppo davanti al padiglione italiano (un'orrenda costruzione kitsch in compensato costata 4 milioni di euro). Non hanno assolutamente aggredito gli scrittori italiani presenti, che seguivano la faccenda in mezzo a loro. Non hanno sequestrato, e nemmeno bloccato, Sgarbi e gli altri politici: il padiglione aveva aperture da tutti i lati, e non era possibile chiuderlo in alcun modo.
Era Sgarbi che se ne stava immobile come per fronteggiare chissà quale tempesta, a uso delle telecamere. Ridacchiava con i suoi accoliti, faceva notare che Catherine Tasca tardava ad arrivare (è poi arrivata, con un ritardo di mezz'ora circa), interpellava un agente della vigilanza chiedendogli perché non interveniva (ottenendone sempre la stessa risposta: sono incaricato di non fare entrare estranei nel padiglione, il resto non mi compete), invocava l'arrivo della polizia (gli è stato replicato che la legge francese non vieta le dimostrazioni pacifiche, per quanto rumorose). Infine, all'arrivo del ministro, Sgarbi se ne è andato per una delle tante uscite laterali, come avrebbe potuto fare fin dal primo momento.


[continua]

di Giulio Nepi

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