Magazine Martedì 19 marzo 2002

La Terza: dove la cultura è di casa

di Elisabetta Sacchetti


D’Annunzio,Verga, Pirandello. Tutti scrivevano in quella pagina. Per più di cinquant’anni “la Terza”, così come veniva chiamata, è stata il rifugio privilegiato degli intellettuali, tempio dell’erudizione e del bello scrivere.
I primi tentativi di creare una pagina per la cultura vengono fatti in Italia alla fine del 1800; il Giornale di Napoli, nel 1881, aveva una “parte letteraria” in terza, il Colombo di Genova nel 1890 proponeva una “pagina letteraria” solo il giovedì mattina e, nel 1897, La Tribuna offriva uno spazio per gli approfondimenti culturali. Qualche anno dopo, l’idea di rendere la cultura protagonista di un’intera pagina ottiene successo con Alberto Bergamini, direttore del Giornale d’Italia. Il 10 dicembre 1901, in occasione della “prima” a Roma della Francesca da Rimini di D’Annunzio, Bergamini decide di dedicare tutta la Terza all’evento, per dare spazio agli articoli dei quattro redattori che erano stati inviati a teatro per curare nel dettaglio cronaca, musica, scenografia e critica. L’esperimento conquista a sorpresa il pubblico e la cultura trasloca definitivamente nella Terza, abbandonando il taglio basso della prima pagina.
Questa formula viene imitata subito nei quotidiani dell’Italia meridionale, mentre nel Nord si impone più tardi con l’aumento delle pagine del giornale. Successivamente la Terza pagina, diventata un elemento distintivo dei quotidiani italiani, sviluppa una propria struttura tipica: l’elzeviro in apertura, un articolo di varietà e uno di taglio, che era generalmente o un diario di viaggio oppure una corrispondenza da luoghi lontani, come quelle realizzate da Luigi Barzini inviato di guerra in Libia. L’attenzione del lettore veniva però catturata dall’elzeviro -nome che derivava dal carattere tipografico con cui veniva composto- il quale poteva essere a seconda delle volte un saggio critico, un racconto, una prosa d’arte o una nota di costume che recava una firma importante. Nel 1905 anche Il Corriere ha la sua Terza Pagina, che non tarda a diventare il cavallo di battaglia della testata. Luigi Albertini, il direttore, si assicura tutti i più grandi nomi del panorama letterario del tempo. Grazia Deledda, Luigi Capuana e Dario Niccodemi sono alcuni dei più famosi collaboratori che firmano in esclusiva i loro pezzi, destinati a garantire e rafforzare l’egemonia del quotidiano. Scrivere per il Corriere diventa per lo stesso intellettuale un irrinunciabile biglietto da visita, che fruttava, tra l’altro, circa mille lire ad articolo.
Durante il fascismo la censura del Minculpop risparmia la Terza, che però non ne approfitta. Gli intellettuali si chiudono sempre di più in loro stessi e danno vita a una produzione sterile, del tutto fine a se stessa. “Un’oca di carta per un laghetto di cristallo”: così viene vista la Terza di quegli anni, colpevole di non voler guardare in faccia la realtà.
Dopo la fine della guerra la fisionomia dei quotidiani rimane invariata fino all’arrivo della televisione, che pone le premesse per una rivoluzione all’interno della carta stampata. Il primo segno di una trasformazione in atto arriva nel 1956 quando nasce Il Giorno, che sostituisce la Terza con “Varietà”, un inserto in rotocalco dove la cultura scende dal piedistallo e viene affiancata da spettacoli e fumetti. Inizia così l’esodo della cultura dalla Terza pagina, per trovare posto in più pagine del giornale. La Stampa e altri quotidiani creano una sezione “Cultura e Spettacoli”, dettata dall’esigenza di accontentare un pubblico interessato soprattutto a quello che succede in Tv.
Della “vecchia” Terza e dell’elzeviro non rimane più traccia, fatta eccezione per il Corriere che mantiene ancora, seppur modificata, questa storica formula. E questo non ci stupisce. Oggi, con la crisi della carta stampata, la cultura da sola può aiutare ben poco ad aumentare le vendite. Ai giornali serve altro. Il gossip e le news televisive, che incontrano l’interesse del lettore, sembrano di certo un rimedio più efficace.


Bibliografia
Paolo Murialdi, "Storia del Giornalismo Italiano", Il Mulino, 2001
Farinelli, Paccagnini, Santambrogio, Villa, "Storia del Giornalismo Italiano", Utet Libreria, Torino 1997
Giorgio Mottana, "Professione Giornalista, teoria e pratica del mestiere", Guido Miano Editore, Milano 1990

Foto in alto: Gabriele D’Annunzio
di Esame Esame

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