Magazine Venerdì 15 marzo 2002

Cacucci, da Chiavari al Chiapas

Pino Cacucci è «il primo italiano che si è trasformato in messicano». Parola di , uno che di Messico se ne intende. Un’investitura sul campo, quasi un riconoscimento di cittadinanza onoraria per l’autore di Puerto Escondido e di San Isidro Futbol Club (entrambi approdati al cinema) e dei più recenti Demasiado corazon e Ribelli, tutti romanzi ambientati nel paese centro americano. E oggi Cacucci risponde “Grazie”, anzi, “Gracias”. Lo fa pubblicando da Feltrinelli un volume di 52 foto, un reportage fotografico corredato da intensi appunti di viaggio. Un viaggio che dura da ormai vent’anni e che ora diventa anche una mostra itinerante (attesa per l'autunno 2002 all'istituto di Cultura Italiana di Città del Messico).

Sabato 16 marzo Gracias México (questo il titolo del libro e il nome della mostra) approderà a Genova. Alle 17 sarà inaugurata presso il Museo di Sant’Agostino in piazza Sarzano. Per l’autore, che verrà introdotto da Laura Guglielmi, sarà un po’ come tornare a casa. Lo scrittore, infatti, è nato ad Alessandria e ha frequentato l’università a Bologna, ma fino ai vent’anni ha vissuto a Chiavari.

Cacucci racconta, con le sue foto e i relativi commenti, un Messico lontano dalle immagini patinate da villaggio turistico “tutto compreso”. Si addentra con passione nella vita quotidiana, ci fa sentire gli odori, il calore del sole, ci colpisce con i colori vivaci, suoni, rumori, parole. Ci porta alla scoperta di Veracruz, "il più grande manicomio del mondo con vista sul mare", e ci mette in contatto con un mondo intricato e mitico, dove i vulcani che incombono su Città del Messico diventano due amanti tramutati dagli dei in eterni guardiani dal cuore di fuoco. Un diario on the road fatto di persone incontrate, dove gli indios del Chiapas convivono con i giovani teppisti metropolitani. E, tra i tanti visi, spicca quello di Maria Luisa, un’anziana signora che ha conosciuto il Che ed è stata nominata dal Subcomandante Marcos “nonna di tutti gli zapatisti”.

La mostra, realizzata in collaborazione con il Centro Culturale Edison di Parma, potrà essere visitata gratuitamente fino a domenica 28 aprile (in settimana dalle 9 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 19).
di Donald Datti

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