Concerti Magazine Mercoledì 12 dicembre 2012

Sanremo 2013 vs elezioni politiche: il Festival è a rischio

Magazine - Tra gli effetti collaterali del ritorno in campo di Silvio Berlusconi non ci sono soltanto la crisi pilotata del governo Monti - con la mancata conversione in legge del decreto sulla riforma delle province, del decreto salva-Ilva e l'impasse sulla riforma elettorale - ma anche delle ripercussioni sul palinsesto televisivo.
Ripercussioni di non poco conto, almeno per il mondo dello spettacolo, perché per la prima volta il Festival di Sanremo potrebbe slittare a marzo.

Secondo le ipotesi messe in campo dal Ministero dell'Interno, infatti, le date più probabili per il voto dovrebbero essere il 17 o il 24 febbraio. Il Festival di Sanremo 2013 è in programma dal 12 al 16 febbraio 2013 e cadrebbe quindi o nella settimana delle tribune elettorali oppure proprio alla vigilia della consultazione, con la serata finale che coinciderebbe con la giornata di silenzio prima dell'apertura delle urne.

Considerando la presenza confermata nel cast del Festival di Luciana Littizzetto a fianco di Fabio Fazio e le sue recenti esternazioni sul ritorno nell'agone politico di Silvio Berlusconi - il «ci hai rotto il cazzo» che ha gettato nella bufera Che tempo che fa (guarda il video) - sono state molte le voci a levarsi per sottolineare l'inopportunità di rischiare pesanti attacchi satirici ai danni del leader del Pdl nell'evento più seguito dell'anno sul primo canale.
Già ieri il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, aveva auspicato «Un maggior rispetto e una maggiore attenzione nei confronti di tutti gli esponenti politici, evitando eccessi».
E oggi si parla addirittura di far slittare tour court la kermesse canora.

Il tutto giustificato da una motivazione tecnica: in quanto concessionario del servizio pubblico, la Rai è tenuta per legge a coprire in maniera adeguata la tornata delle elezioni politiche, dando alle tribune e ai dibattiti tra i candidati il giusto rilievo.
Pertanto, mettere in concorrenza ai faccia a faccia o agli approfondimenti una corazzata come il Festival, comporterebbe certamente problemi non soltanto in termini di visibilità alla politica, ma anche difficoltà alla Sipra nella colletta pubblicitaria. Chi, tra gli inserzionisti, diserterebbe Sanremo a favore di un vis à vis Bersani-Berlusconi?

«Da un lato c'è il rischio di non offrire ai cittadini adeguata informazione in campagna elettorale - spiega il membro Pdl della commissione, Antonio Verro - E dall'altro di condizionare troppo il più importante spettacolo della televisione italiana».
Che dire infatti di un Festival col bavaglio e gli interventi satirici ridotti all'osso? Per uno spettacolo abituato a vedere nei traballanti sermoni di Celentano un attacco allo status quo delle istituzioni repubblicane (ricordate le polemiche dell'anno scorso sui suoi interminabili monologhi?), dopo le sue esternazioni a Che tempo che fa Luciana Littizzetto ha già conquistato l'odore sulfureo tipico del molleggiato. Un profumo che finora mancava a questo Festival targato Fazio.
Il problema, forse, è che grazie alle scelte della commissione artistica di Mauro Pagani si iniziava a parlare solamente di musica.

Al momento, comunque, i vertici Rai sembrano non voler chiudere la porta né alla Littizzetto né al Festival nella settimana delle elezioni. Prima dovrà essere la politica a dettare il proprio calendario da qui al voto.
Poi, giunta la decisione del Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri sulla data delle elezioni, si valuterà se far slittare Sanremo 2013 di una settimana, in tempi meno rischiosi.

Ma viste le percentuali attribuite al Pdl nei sondaggi - con le probabile débacle di Berlusconi - alla satira non conviene proprio un Festival con un Parlamento nuovo di zecca. A meno che non inizi a interessarsi di un Grillo e di un Movimento 5 Stelle dato come secondo partito.

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