Magazine Giovedì 14 marzo 2002

Indro Montanelli, giornalista

di Camilla Balbi



«Noi giornalisti scriviamo sull'acqua e abbiamo una vita effimera come le farfalle». Parole di , che a differenza delle farfalle ha vissuto 92 anni di intense battaglie e difficili prese di posizione, dimostrando a se stesso e a tutto il mondo dell’informazione “la propria indipendenza di giudizio, la propria scelta di non piegarsi mai alle mode e ai conformismi culturali e politici di ogni segno”, come ricordò il presidente del Senato Marcello Pera il giorno dopo la scomparsa del grande giornalista, avvenuta il 22 luglio 2001.
Montanelli è stato il più grande testimone e cronista del Novecento, ha dominato la scena della stampa quotidiana in Italia per più di 50 anni collaborando con il “Popolo d’Italia” durante il fascismo, con dal 1938 al 1973, quando, in polemica con la direzione “progressista” di Piero Ottone, di dimise per fondare un anno dopo il suo “Il Giornale”.
Montanelli ha attraversato la storia e ne ha scritto prendendo posizioni nette. Intollerante a ogni costrizione, ha saputo restare fuori dagli aspetti materiali, dagli interessi economici che sono dietro al mondo dell’informazione. E quando Berlusconi “è sceso in campo” nel 1994, Montanelli ha abbandonato ”Il Giornale” sbattendo la porta per non vedersi costretto a supportare la linea politica del suo padrone. Molti giornalisti lo hanno seguito e lui, a 85 anni, ha iniziato una nuova avventura fondando “La Voce”, avventura naufragata nelle difficoltà economiche tredici mesi dopo.
“Ho un passato da battitore libero, figuriamoci se ero disposto a finire quella mia avventura giornalistica mettendomi al servizio di un padrone”, così Montanelli spiega la rottura con Berlusconi ed esprime una volta di più il proprio rigore morale, a costo di apparire incoerente quando lui, da sempre uomo di destra, dichiara di voler votare Rutelli - definito il “male minore” - alle elezioni politiche del maggio 2001.
Magro, alto, elegante, Montanelli ha finito la sua carriera scrivendo per “Il Corriere della Sera”. Ogni giorno nella sua “Stanza” si potevano trovare commenti pungenti, commosse e mai patetiche risposte alle migliaia di domande poste dai lettori a un giornalista che ispirava fiducia, a un uomo che è riuscito fiero a dire di sé “ho riempito la mia vita, le ho dato un senso battendomi per le cose in cui credevo e credo”. Un grande giornalista che finisce la propria carriera curando una rubrica di posta: segno di forza o di debolezza? Montanelli risponderebbe senza esitazioni, sicuro che il contatto diretto con i lettori fosse l’unica cosa davvero importante.
Tutta l’umanità, tutta la passione che Montanelli metteva nel proprio lavoro e la conferma che davvero arrivare al lettore e coinvolgerlo erano per lui fondamentali si ritrovano in un’intervista rilasciata nel 1999 a , uno studente di 23 anni: «È al lettore che mi rivolgo. E al lettore devo rendere conto. Senza assecondarne i pregiudizi, senza scrivere quello che vuole sentire, ma raccontando i fatti in modo che li capisca. Il lettore è il mio padrone. Il lettore è un padrone che mi mette al riparo dagli altri padroni e che è stato in più occasioni la mia guardia del corpo».
Montanelli, figlio di un preside, nato a Fucecchio, tra Firenze e Pisa, ha vissuto l’Italia del totalitarismo, la guerra, le tensioni internazionali e in prima persona ha rischiato la vita, come quando fu gambizzato da alcuni attivisti delle Brigate Rosse. Montanelli ha vissuto tutti i drammi di un secolo come il Novecento riuscendo sempre a confrontarsi con la realtà, a dare opinioni pungenti e controcorrente, senza badare agli schieramenti o alle ideologie, ricordando con feroci critiche a chi invece si lasciava guidare dal potere che “In Italia la libertà c’è: quella che non c’è, è l’abitudine a usarla. La maggior parte dei giornalisti, quando compongono un articoli, lo fanno interrogando la censura. Quale? Quella che hanno in corpo da secoli e di cui non riescono più a fare a meno”( da “Europeo”, 1960).
Indipendenza, lealtà e rispetto per il lettore: questo era Indro Montanelli.
Bibliografia:


Paolo Murialdi, “Storia del giornalismo italiano”, il Mulino, Bologna, 2000

nella foto in alto: Montanelli con l’inseparabile Olivetti 22
nella foto in basso: Montanelli con Enzo Biagi e il Presidente Ciampi
di Esame Esame

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