Magazine Giovedì 14 marzo 2002

Il carattere del contenuto

di Elena Tettamanti


Quotidianamente milioni di persone leggono giornali, sfogliano riviste, si imbattono in cartelloni pubblicitari; tutto ciò è finalizzato all’informazione e alla comunicazione che giungono a noi in modi distinti: uno, meno immediato, che riguarda il significato del messaggio e uno, prettamente visivo, che riguarda le immagini e i , cioè il disegno del carattere.
Anche se non li riconosciamo e non ci facciamo caso, i font influenzano profondamente il nostro modo di percepire un testo. Prima ancora di leggere il testo di una pagina pubblicitaria, sono i font, insieme al colore a dire quale sia il prodotto reclamizzato. Sul Web è la stessa cosa: il visitatore di un sito entra subito nel tema e nell’atmosfera della pagina attraverso la scelta dei font. Una scelta cruciale, quindi, visti i ritmi convulsi della navigazione sul Web.

Fin dall’antichità tutti i popoli hanno dedicato particolare attenzione al disegno del carattere, alla sua forma e alla sua bellezza.
Presso i cinesi e i la calligrafia veniva considerata una vera e propria arte. Per gli la scrittura a ideogrammi rappresentava anche un ornamento ed era dipinta o scolpita su tombe e templi con grande maestria e, dopo millenni, mantiene una qualità estetica che non può lasciare indifferenti.
I popoli , anche per il divieto imposto dalla religione di rappresentare figure umane, assegnarono alla scrittura un ruolo figurativo, creando gli “arabeschi”, lettere stilizzate e elaboratissime.
I caratteri di tipo romano sono tra i più belli, leggibili e equilibrati e vengono usati ancora oggi in tutto il mondo (le uniche eccezioni sono in Oriente) pur se ritoccati o reinterpretati, come il Garamond, nome che trae origine dal suo inventore, che li disegnò nel ‘500. Sempre ispirati al romano durante i secoli nacquero altri caratteri, tra i quali, ad esempio, il Palatino, il Baskerville e l’Elzeviro, fino a giungere a quelli del nostro secolo, a volte ancora più rassomiglianti all’originale, come il .

Nel Medioevo, con diverse semplificazioni dal solenne maiuscolo romano, nasce in Italia il moderno corsivo, che mantiene il maiuscolo solo per le lettere a inizio frase, per i titoli o per i nomi mentre nei paesi nordici si sviluppa un font molto caratteristico, chiamato gotico. E’ uno stile che perde l’iscrivibilità nel quadrato, tipica di quello romano, e assume la caratteristica della “verticalità” per motivi sia di tipo economico, riducendo lo spazio per consumare meno pergamena, sia di tipo stilistico, riprendendo l’arte del tempo impegnata nella “verticalizzazione” di cattedrali e edifici.

Il “cancelleresco”, così chiamato perché utilizzato dalla Cancelleria Pontificia, nasce in Italia durante il Rinascimento e è un corsivo, (“Italic” per gli anglosassoni), inclinato verso destra, che conferisce allo scritto eleganza, leggerezza e confidenzialità.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili si ha un fiorire di font bellissimi, dal cinquecentesco Garamond (parigino) al settecentesco Bodoni (veneziano), fino, all’inizio degli anni ’30 ad arrivare al carattere forse ancor oggi più usato: il New Roman come vollero chiamarlo i suoi designer o “Times”, dal quotidiano che lo commissionò.
Un altro carattere molto utilizzato è l’”Helvetica” che deriva il suo nome dal paese in cui è stato inventato, un font più duro del Times ma, con un’eleganza e una leggibilità eccellenti.

Le stampanti dei primi PC, nello scorso decennio avevano in dotazione, per i limiti tecnici delle macchine, uno o al massimo due caratteri, il “Courier”, già usato nelle macchine da scrivere, e il “Times”. In seguito la possibilità di definire via software il font consente ai PC di proporre una scelta quasi illimitata di caratteri, permettendo di utilizzare il font più vicino al gusto estetico di ognuno e di ottenere con facilità composizioni equilibrate e gradevoli.

Bibliografia

Pierre Duplan e Roger Jauneau, “Progetto grafico e impaginazione”, Tecniche Nuove, Milano 1990
Alfred Hohenegger, “Graphic Design”, Romana Libri Alfabeto, Roma 1979
Georges Jean, “La scrittura memoria degli uomini”, Universale Electa/Gallimard, Trieste 1992
“Type overview” Linotype Library, Francoforte 1991
Franco Abruzzo, “Codice dell’informazione”, Centro di documentazione giornalistica, Roma 1996
Intervista all’architetto e grafico Fabrizio Cecchet

Foto: Scritte arabesche presso “la casa real” (Alhambra).
Lettere romane sull’Arco di Costantino nel foro romano.



di Esame Esame

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