Concerti Magazine Sabato 8 dicembre 2012

I Blastema a Sanremo 2013: «Il Festival ha bisogno di cambiare sound»

I Blastema, in gara tra i giovani al Festival di Sanremo 2013. Nel video, il singolo 'Tira fuori le spine'
© Marco Nofri

Magazine - «È fondamentale che Sanremo rinnovi il suo sound: è il festival di tutta la musica italiana, non solo di quella radiofonica che ha cristallizzato l'Ariston negli ultimi vent'anni. Speriamo che la nostra anima venga fuori».
È ancora stordito dalla notizia che potrebbe segnare una svolta nella sua carriera, ma Matteo Casadei ha le idee molto chiare: i suoi Blastema, band indie rock da Forlì con due album all'attivo, sono stati selezionati dalla commissione della Rai guidata da Mauro Pagani per dare una scossa al prossimo Festival di Sanremo. Gareggeranno tra i giovani.
E portare il post grunge sul palcoscenico dell'Ariston - con quell'ispirazione che pesca a piene mani nei migliori Alice in chains - è in effetti una piccola rivoluzione.

Certo, l'anno scorso già c'erano stati i Marlene Kuntz a cui la giuria non aveva certo arriso, ma quest'anno - grazie a una scelta di giovani piuttosto organica e coraggiosa, l'esperimento di cambiare musica sul palcoscenico dell'Ariston potrebbe non risultare così estemporaneo.
«Alle selezioni abbiamo visto tra gli altri Colapesce (Targa Tenco 2012 come migliore opera prima, ndr), Filippo Graziani, Management del dolore post operatorio. Insomma, molte cose belle del panorama indie - spiega Matteo - Abbiamo tutte le carte in regola per diventare un patrimonio collettivo».

In effetti, a vedere chi è passato tra i giovani, pare che qualcosa si stia muovendo.
«A mio vedere, Fazio e Pagani stanno cercando di mediare tra le esigenze del pubblico Rai e quelle degli artisti. È evidente che quest'anno la commissione ha avuto una sensibilità diversa rispetto agli anni passati: una volta la commissione valutava un cantante solamente con una base registrata, la linea melodica e poco altro. Oggi per fortuna non è più così».

Eccettuati Avion Travel ed Elio e le storie tese, non è che l'Ariston sia mai stato clemente con le band.
«È vero, anche perché su quel palcoscenico i gruppi faticano a far uscire il loro suono. Ed è per questo che stiamo lavorando per fare una buona performance con l'orchestra».

Orchestra che gira voce potrebbe dirigere e arrangiare proprio Mauro Pagani. Voi siete prodotti da Luvi De Andrè e Dori Ghezzi. Pagani è un loro collaboratore storico. Il vostro passaggio ha scatenato diversi malumori.
«Proprio per questo motivo pensavamo di non essere selezionati dalla commissione. E comunque ci aspettavamo critiche e malignità. Posso solo rispondere che alla fine siamo stati scelti perché Pagani era stra-convinto di noi, come pure tutti gli altri membri della commissione. E li ringraziamo per averci creduto».

Con che spirito vi preparate a Sanremo?
«Magari avere uno spirito adatto da tirar fuori dall'armadio: è successo tutto così in fretta. Il nostro è un progetto a lungo termine e di certo il Festival può darci una enorme visibilità. È la ciliegina sulla torta di una lavoro iniziato nel 1997. Ma per noi l'obiettivo è continuare a suonare dal vivo, tra la gente».

Al Festival ci andate con Dietro l'ultima ragione, un brano un po' diverso da quello che avete fatto fino a oggi.
«La canzone con cui andiamo al festival è un pezzo perfetto perché non c'entra niente con niente di ciò che abbiamo fatto prima né con quello che faremo dopo. È una produzione estemporanea, la perfetta espressione di un momento di mezzo della nostra carriera. Va preso come un singolo episodio. Una vetrina per incuriosire l'ascoltatore e farlo entrare nel nostro mondo».

Un mondo che a me ricorda molto i migliori Alice in chains.
«E mi fa piacere che tu me lo dica, perché sono i riferimenti giusti. Layne Staley è stato un interprete incredibile. Ma anche Kurt Cobain, Chris Cornell, Eddie Vedder con le loro band hanno creato una rivoluzione del suono: sporcava quanto di confezionato gli anni Ottanta avevano prodotto».

Quanti anni avevi quando nei primi anni Novanta furoreggiava la scena di Seattle?
«Ero appena adolescente (oggi Matteo ha 33 anni, ndr), quindi sotto la soglia per viverla bene. Ma è stato un piacere con la nostra musica riscoprire quel territorio dimenticato: sono stati una grossa risposta a livello tecnico per produrre una musica più verace veramente con pochi mezzi».

A voi però la tecnologia una bella mano l'ha data, almeno per farvi conoscere.
«Certo, oggi web e pc sono risorse incredibili per registrare, produrre e poi far circolare la nostra musica. Grazie a internet, non ci vuole molto per farti ascoltare quello che faccio, per creare l'evento, accendere la curiosità, stimolare l'interesse. Certo il rischio è che in una scelta tanto vasta si riesca a capire cosa è buono e cosa no».

A proposito di potenzialità della rete, voi siete sempre stati molto vicini al Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
«Sì, abbiamo suonato al Woodstock 5 stelle di Cesena e già quattro anni  fa siamo saliti sui palcoscenici di altre manifestazioni locali. Questo perché siamo sempre stati invitati direttamente da amici che del movimento sono volontari. Certo, allora il movimento non era politico come oggi, ma credo che maturare e prendere posizione sia una cosa positiva. La cosa bella del M5S è che abbiamo una rapporto diretto con le persone che ne fanno parte. E che stimo».

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