Magazine Martedì 11 dicembre 2012

Pasolini. 'Frocio e basta', il libro di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti

Pier Paolo Pasolini

Magazine - Finora abbiamo parlato in generale delle reazioni della cultura all’omicidio di Pasolini, come se il tempo trascorso fosse indifferente. In realtà non lo è. Le reazioni odierne non sono valutabili allo stesso modo di quelle di uno Zanzotto o di un Contini. Occorre infatti tener conto che i primi interpreti della morte di Pasolini ancora non sapevano quello che noi oggi invece sappiamo, e non possiamo più ignorare essendo diventato di dominio pubblico.

Mi riferisco ai tanti fatti, testimonianze e indizi emersi negli ultimi dieci anni, che mostrano platealmente le lacune e le incongruenze della versione ufficiale. Ecco i più importanti:

– Il 20 febbraio 2003 il sostituto Procuratore pavese Vincenzo Calia concluse una lunga inchiesta, durata 9 anni, sulla morte di Enrico Mattei. L’aereo del Presidente dell’Eni era precipitato la sera del 27 ottobre 1962 nella campagna presso Pavia. La procura pavese aveva già svolto anni prima un’inchiesta, che però si era conclusa con un «non luogo a procedere», avendo attribuito la caduta dell’aereo a un incidente. Nella sua indagine, di cui parleremo diffusamente nella seconda parte di questo libro, Calia accerta il sabotaggio dell’aereo e prospetta per l’omicidio una regia tutta italiana, di cui Eugenio Cefis (futuro presidente dell’Eni) teneva le fila. Si accorge che Pasolini aveva scritto la stessa cosa trent’anni prima in un appunto di Petrolio. Il giudice Calia ingloba quella pagina di Petrolio nella
sua Richiesta di archiviazione, e accumula anche molte testimonianze e indizi che portano a sospettare la mano di Cefis anche dietro l’omicidio di Mauro De Mauro, giornalista dell’Ora di Palermo, sparito nel 1970, e di Pasolini stesso.

– Nel 2005 Pelosi, dopo aver ormai da tempo scontato la pena, ritratta la sua confessione, sostenendo di essersi accusato dell’omicidio perché sotto minaccia. Dopo tanti anni – spiega – non ha più paura di parlare, perché probabilmente chi lo minacciava è morto.

Sul luogo del delitto c'erano altre due auto (diverse testimonianze, tra cui quella di Sergio Citti filmata da Mario Martone).

– La notte dell’omicidio Pasolini non andava a rimorchiare ragazzi ma a incontrarsi con un ricattatore da cui si aspettava di avere indietro le bobine del film Salò che gli erano state rubate (testimonianza di Citti).

– Pelosi e Pasolini già si conoscevano (dichiarazione di Pelosi e di altri).

– Dalle testimonianze agli atti risulta che il giovane con cui Pasolini cenò la sera dell’omicidio al ristorante Biondo Tevere non era Pelosi (la descrizione fatta dal proprietario del ristorante indica un giovane biondo, con i capelli lunghi).

Ce n’è abbastanza per far sorgere il sospetto che quella suggestiva scenografia del ragazzo di borgata che uccide lo scrittore omosessuale, e che tanto ha colpito i letterati, sia servita a sviare le indagini e a coprire un delitto diverso, di cui ancora non si conoscono né la natura né i colpevoli.

Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti

(C) Effigie

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