Un artista a tutto tondo - Magazine

Attualità Magazine Martedì 12 marzo 2002

Un artista a tutto tondo

Magazine - Siamo agli ultimi giorni del progetto Genov@giovane. Anche "Lavorare", grazie alle vostre testimonianze, è quasi completo. Avete partecipato in tanti e ve ne siamo grati. Ci vediamo a maggio in libreria.

Paolo Traverso. Musicista.
«Musicista, sì. Ma ci terrei a dire che per me non esiste una sola forma d’arte». Prima ancora di cominciare la conversazione, Paolo spiazza le aspettative e ci racconta come non sia solo la musica il suo mezzo espressivo: «Provengo da una formazione scolastica di tipo artistico. Al liceo ho imparato a disegnare, poi per ragioni professionali sono passato alla fotografia, uno strumento che sentivo più vicino. Il mio obiettivo era comunicare. Ho allestito mostre che mi hanno messo in contatto con tante persone, con cui ho avuto uno scambio molto importante. Poi mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti, dove ho seguito solo i corsi che mi interessavano. Ho continuato a confrontarmi con diverse forme espressive e ho avuto dei contrasti con chi ha una concezione tradizionale della formazione. C’è troppa omologazione sull'idea di come deve essere un artista. Per essere accettato devi rientrare in certi schemi. Se ti proponi in maniera diversi, spiazzi la critica e il mondo ufficiale. Però questo a me non dà problemi. Ultimamente mi sono impallato con l’uso del computer e faccio lavori di "scanografia", assemblo particolari di oggetti che diventano altro».
E la musica?
«Mentre svolgevo tutte le altre attività mi sono sempre occupato anche di musica, dedicandomi alla chitarra classica.
Quando inizi e tocchi lo strumento, cominci a capire quello che vuoi. La formazione tradizionale propone modelli rigidi. Imparando il solfeggio si può diventare dei mostri dello strumento, ma si va anche verso l'appiattimento. Da dieci anni suono con gruppo, gli Avarta (www.avarta.too.it ). Siamo molto legati al Centro della Creatività, grazie a loro stiamo girando molto, soprattutto all’estero. Siamo al terzo disco e facciamo musica strumentale, “worldmusic”, difficile da etichettare. I nostri componimenti, in genere, sono originali. Collaboriamo anche con professionisti affermati. Sono cresciuto molto con il mio gruppo. Le mie idee, anche grazie a loro, sono diventate dischi.
A me piace pensare di essere un artigiano».
Quindi costruisci anche strumenti?
«Sì. E questo si ricollega alla mia esperienza al liceo dove ho imparato a usare la creta per costruire degli oggetti. Ho iniziato nel teatrino di una parrocchia. Facevo strumenti per poi suonarli. Era un approccio forse troppo istintivo. Un po’ precario. Ho cominciato anche a inventare strumenti. A volte sbagliavo, ora lo riconosco, però mi è servito per andare avanti. Un liutaio mi ha insegnato come intarsiare il legno: costruire uno strumento è una forma pura di espressione».

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