Magazine Mercoledì 12 dicembre 2012

«Sono cattolico, mi masturbo e non riesco ad avere una donna vera»

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Magazine - Salve signor Marco Ventura,
avevo letto un articolo su mentelocale.it riguardo alla masturbazione visto che lei è uno psicologo volevo chiederle se mi dà aiuto.

Dunque io ho scoperto la mia prima masturbazione all'età di 15 o 16 anni. Più o meno l'ho scoperto tramite mio cugino.
Da quella volta cominciai a conoscerla meglio da solo.

Adesso ho 35 anni e non ho ancora avuto un rapporto sessuale con una donna essendo un cristiano cattolico a volte mi impedisco di farmela ma è più forte di me e lo faccio.

Volevo sapere da lei se può essere un danno oppure è l'esigenza che il mio corpo vuole sempre avere di piu un rapporto sessuale.
Cosa mi consiglia di fare? C'è un rimedio?

Aspetto al più presto una sua risposta, grazie mille.
Distinti saluti,
Andrea

Buongiorno Andrea,
lei ci tiene a sottolineare di essere un cristiano cattolico e quindi devo premettere che riguardo alla sessualità la sua Chiesa ha delle posizioni che, se vuole, dovrà chiarirsi con un ministro del suo culto.
Per quanto posso dire dal mio punto di vista, non confessionale, la masturbazione, di per sè, non è un'attività dannosa. Anzi, può essere tranquillamente considerata un comportamento normale nell'ambito della sessualità.

E anche il fatto che le prime esperienze di scoperta della masturbazione avvengano tra persone dello stesso sesso non è poi cosi inusuale, anche se bisognerebbe sapere come lei ha poi integrato questo episodio, all'interno dell'idea che ha di se stesso, riguardo alla propria sessualità e alle relazioni sessuali con le altre persone.

Nessun vero problema ma, a volte, in questo ambito, le idee confuse creano ostacoli per un sereno sviluppo personale e interpersonale. Ma di questo lei non scrive niente più che un accenno.
Tornando alla masturbazione, così come accade per molte altre cose normali, anche in questo caso va fatta una valutazione diversa a seconda che questo comportamento si attui con una frequenza eccessiva oppure nel caso diventasse una fissazione, ovvero nel caso diventasse l'unica forma di espressione della propria sessualità. E questo, forse, è un aspetto che la riguarda.

Inoltre, come accade per altre forme di autogratificazione (come ad esempio il cibo) la masturbazione può essere vissuta, impropriamente, come ricerca di compensare con questo piacere delle altre soddisfazioni che non si riescono  a ottenere.
Per cui la masturbazione può diventare un ripiego in mancanza di altre soddisfazioni in campo sessuale, ma può anche essere usata per ottenere una gratificazione rispetto ad altri ambiti, non sessuali, ma che vengono vissuti come frustranti.

In questo caso la masturbazione potrebbe rappresentare un freno all'evoluzione delle potenzialità relazionali dell'individuo perché, trovando già una soddisfazione attraverso l'autoerotismo, non ci sarebbero più la spinta e la motivazione a impegnarsi nell'affrontare adeguatamente i vari problemi personali, siano essi riguardanti la sfera sessuale o relazionale.

Questo mi porta a chiederle come mai lei, alla sua età, non abbia ancora avuto una qualche forma di attività sessuale soddisfacente con un altra persona che non sia se stesso.
Capisco e rispetto le sue scelte religiose, ma per quel poco che posso dire, mi sembra di ricordare come, nella sua Chiesa, sia l'autoerotismo sia le forme di erotismo tra due persone non sposate siano stigmatizzate alla stessa maniera. E quindi mi viene da pensare che ci siano, oltre alla masturbazione, anche altri aspetti da chiarire.

Dunque anche se ritengo che sia normale che lei abbia delle pulsioni sessuali che necessitano di una soddisfazione e che la masturbazione sia uno di questi modi per ottenerla, sono  altrettanto convinto che questo problema sessuale vada inserito in un quadro relazionale piu ampio che comprende le sue scelte di vita, la sua situazione familiare e sociale e le sue competenze nell'avere adeguati contatti con le altre persone.

Lei conclude con una frase che non credo di aver capito del tutto. Lei infatti termina chiedendo «se c'è un rimedio».
E io a mia volta le chiedo: rimedio a cosa?
A questo non posso risponderle io, non voglio tirare a indovinare e neppure proverò a fare delle ipotesi, con il rischio di confondere le mie idee alle sue. Idee che invece vorrei conoscere davvero.

Per cui le rinnovo il quesito: per la precisione, a cosa vorrebbe porre rimedio? E un rimedio per arrivare a quale risultato finale?
Forse le sue risposte a queste due domande potrebbero aiutarla a capire meglio come comportarsi nel futuro.

Spero di averle dato alcuni elementi per fare un poco più di chiarezza sulla sua situazione e aspetto che lei, nel caso avesse altri dubbi, mi scriva di nuovo.

Saluti,
Dott. Marco Ventura

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