Concerti Magazine Sabato 24 novembre 2012

Freddie Mercury: 21 anni fa moriva il re dei Queen

© Queen Productions Ltd, Simon Fowler
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Il 24 novembre 1991 Freddie Mercury moriva di Aids nella sua casa di Logan Place, a Londra. Aveva 45 anni. Nel ventunesimo anniversario della scomparsa del frontman dei Queen, pubblichiamo un brano e alcune immagini tratte dal libro Freddie Mercury. The Great Pretender. Fotografie di una vita (Magazzini Salani, 2012, 143 pp, 29.80 Eu), che contiene oltre 200 foto a colori e in bianco e nero (dall'infanzia alle prime performance da cantante, fino ai gloriosi tour con i Queen) per celebrare la vita di uno dei più grandi showman che il mondo abbia conosciuto.

Magazine - È il 1981. Freddie e il suo assistente personale Peter “Phoebe” Freestone sono seduti nella Royal Opera House, a Covent Garden, a guardare Pavarotti nell’opera di Verdi Un ballo in maschera. Freddie amava la voce di Pavarotti e ammirava il suo controllo, ma quando entrò in scena la soprano Freddie venne folgorato. Rimase a bocca aperta e si girò verso Peter dicendo: «Ho appena sentito la più bella voce al mondo». Quella voce apparteneva a Montserrat Caballé. Freddie era incantato. Anni dopo, in tour con i Queen a Barcellona, venne intervistato in tv e, alla domanda su quale fosse il suo cantante preferito, sorrise: «Non ci crederete, ma è Montserrat Caballé... è semplicemente la migliore!»

Quando Montserrat lo venne a sapere, invitò Freddie a Barcellona per incontrarlo. Acconsentì a registrare non solo una canzone, ma un intero disco. Freddie era nel suo elemento. Stava lavorando con il suo idolo e spingendo le sue qualità musicali in una nuova dimensione. Sul piano sentimentale, aveva finalmente trovato la felicità con il suo compagno di una vita, Jim Hutton, che si era ora trasferito a Garden Lodge. La vita non avrebbe potuto essere migliore, se non per il fatto che Freddie sapeva di essere positivo all’HIV, di avere l’AIDS. Non sapeva quanto avrebbe potuto vivere ancora, ma sapeva che l’album a cui stava lavorando con Montserrat sarebbe potuto essere l’ultimo, ed era fermamente deciso a farlo il meglio possibile.

Il singolo Barcelona, acclamato dalla critica, così come l’album, vendette oltre un milione di copie e divenne la canzone ufficiale dei Giochi Olimpici di Barcellona ’92. Freddie rientrò nei Queen e tornò in studio per registrare in rapida successione altri due dischi, The Miracle e Innuendo, completando anche una parte di un terzo album, Made In Heaven, che la band pubblicò poi nel 1995. Freddie era più creativo che mai, animato dalla volontà di fare buona musica che sarebbe rimasta per sempre.

Dieci giorni prima che Freddie morisse, Jim Beach, il manager della band, lo incontrò per discutere di ciò che si sarebbe dovuto fare con la sua eredità. Freddie scherzò: «Puoi fare tutto quello che vuoi con la mia immagine, la mia musica, remixarla, ripubblicarla, tutto, tranne rendermi noioso».

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Freddie Mercury continua a catturare i cuori, le menti e le orecchie di tutti coloro che sentono la sua musica o guardano i suoi video e i suoi concerti. Lui odiava le interviste, ma quando c’era la persona giusta a porgli delle domande – qualcuno di cui poteva fidarsi – si apriva completamente, diventando modesto, divertente e affascinante. La vita era fatta per essere vissuta. La vita era fatta per divertirsi. «Fanculo il domani, oggi è oggi, amico».
Ventun anni dopo la sua morte, Freddie Mercury è ancora più vivo che mai. Influenza e illumina allo stesso modo le nuove generazioni di musicisti e di fan. Sarà sempre unico. Sarà sempre il migliore, e non potrà mai diventare noioso.

Rhys Thomas

© Adriano Salani Editore, Gruppo Mauri Spagnol, Milano

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