Magazine Lunedì 12 novembre 2012

Roth, addio alla scrittura: «Che bisogno c'è di altri libri mediocri?»

Magazine - A 79 anni, dopo aver lasciato un solco profondo nella letteratura americana del Novecento grazie ai suoi 25 romanzi, Philip Roth appende la penna al chiodo.
«Non credo che un altro libro cambierebbe quello che ho già fatto - ha dichiarato lo scrittore alla rivista francese Les Inrocks - E se lo scrivessi probabilmente sarebbe un fallimento. Chi ha bisogno di leggere un altro libro mediocre?»

La dichiarazione risale al mese scorso e nasceva dall'inquietudine di Roth per non essere più riuscito a scrivere nulla negli ultimi tre anni, ma era passata decisamente sottotraccia: nonostante fosse una bomba per un autore da bestseller conosciuto dal grande pubblico per Pastorale americana, nessuno - neanche negli Stati Uniti - si era accorto della portata della dichiarazione rilasciata in Francia.
Insomma, nessun commento fino a pochi giorni fa, quando Salon, un sito specializzato, ha ripescato l'intervista al periodico francese chiedendo lumi all'editore americano di Roth.
E proprio l'editore Houghton Mifflin ha fatto detonare l'esplosione, confermando l'addio di Philip Roth alla scrittura.

E così, rileggendosi l'intervista a Les Inrocks, le dichiarazioni di Roth assumono i contorni di un addio, non di una provocazione. «A dirvi la verità, ho finito. Nemesi sarà il mio ultimo libro» aveva dichiarato l'autore, aggiungendo che da almeno quattro, piuttosto che scrivere romanzi che nulla aggiungerebbero alla propria produzione, ha preferito ripescare nei classici, rileggendosi Conrad, Dostoievskij, Turgenev e Hemingway.

Nonostante lo scrittore conservi molti inediti e un corposo nucleo di carteggi all'interno del suo studio, Roth ha confermato che lascerà disposizioni nel suo testamento affinché ogni cosa da lui scritta e non pubblicata venga bruciata con la sua morte. «Non voglio che le mie carte vadano in giro - ha confermato alla rivista - Non deve leggerle nessuno». 

di Matteo Paoletti

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