Una co.co.co si confessa a mentelocale - Magazine

Attualità Magazine Domenica 3 marzo 2002

Una co.co.co si confessa a mentelocale

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Mi chiamo Caterina Pilo, ho 34 anni, sono laureata e sono una “co.co.co”. Questa sigla, dal suono leggero e vivace, fa di me un tipicissimo esempio di quello che viene chiamato lavoro atipico. Le collaborazione coordinate continuative, infatti, sono una delle nuove forme di contratto del mercato del lavoro flessibile. Mi occupo della gestione di un’organizzazione non profit, l’Associazione Italiana Celiachia, oltre che di organizzazione congressuale e di formazione. Lavoro tutta la settimana e spesso, per i legami con il cosiddetto “terzo settore” (organizzazioni senza scopo di lucro), anche il sabato e la domenica.

La mia preferenza per il telelavoro ha incontrato le esigenze dei miei committenti, trasformando la mia abitazione in una “casa-bottega”, dove vita e lavoro fanno quotidianamente a braccio di ferro per erodersi a vicenda spazi, temporali e fisici. Lavoro molto perché, confermando i dati delle ricerche sui contratti di collaborazione, accetto e seguo contemporaneamente diversi incarichi. Ciò per raggiungere un reddito sufficiente, ma anche perché rinunciare ad un incarico oggi può significare perdere un committente per sempre. Una lotta continua con la precarietà, quindi. La libertà di scegliere le esperienze professionali più interessanti, la possibilità di gestire il proprio tempo ed il proprio lavoro in autonomia, sono apparenti vantaggi, che si pagano molto in termini di tutele assenti e di diritti ancora negati.

Condivido con un esercito di atipici (in Italia due milioni solo i collaboratori coordinati; a Genova ci sono circa 50 mila lavoratori atipici) l’estraneità all’applicazione delle garanzie e dei diritti dei lavoratori: i miei versamenti previdenziali mi daranno una pensione fra il 35 ed il 45% dell’attuale retribuzione mensile; l’interruzione o la scadenza di un contratto non prevede alcun trattamento di fine rapporto; nessun congedo maternità e malattia; nessun diritto alla formazione professionale, che per un lavoratore flessibile e in continua competizione nel mercato del lavoro, è l’unico modo per mantenere potere contrattuale. Convinta della fondatezza della nota massima “anche se non ti occupi di politica, la politica si occupa di te”, ho accolto con piacere ed entusiasmo la proposta di prestare collaborazione al NidiL – CGIL di Genova, che si occupa dei diritti delle nuove identità di lavoro. Attraverso questa esperienza ho accettato l’invito a rappresentare i lavoratori atipici al XIV° Congresso della CGIL a Rimini. Compatibilmente con il mio lavoro, che non prevede, ovviamente diritti sindacali, vorrei fare la mia parte, per i diritti di tutti.

Caterina Pilo

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