Magazine Sabato 3 novembre 2012

«Innamorata di una donna. E di tutte le novità che incontravo»

Magazine - Ho passato ore a camminare e mi fermo per un po' su un pontile, davanti all’acqua luccicante. Come spesso accade, mi diverto qualche istante con me stessa. Stavolta l’occasione è il mio passo dei trent’anni, che sto imitando, lo stesso che ho anche ora nella sua essenza, però in quegli anni era più spensierato, mostravo un’andatura un po’ ondeggiante, la mano sempre in tasca, e il foulard con il nodo a cravatta. Mi manca soltanto una di quelle giacche che compravo nei reparti maschili e che non indosso più da anni.

Anche se a quei tempi la mia vita cambiava prospettiva ogni sei mesi, furono periodi pieni di sentimenti significativi, avevo ormai spezzato le catene nascoste di periodi più bui. In quel momento per descrivermi esisteva un’unica definizione: innamorata. E non solo, periodicamente, di una donna, ma di tutte le novità che incontravo.
Posso affermare però che senza però aver conosciuto la paura di essere prima una bambina, e successivamente una persona e una donna lesbica unite insieme, non avrei mai scoperto la vita.

Spesso, in quel lungo periodo, amai ragazze con la paura di amare le donne. Ognuna custodiva la propria storia, esistevano tratti comuni di condizionamento emotivo, non era comunque quello il punto di partenza. Tutte le vicende nascevano da lontano, come la mia, e ciascuna chiedeva uno sguardo solo per sé. Trovava, invece, la compagnia di occhi vacui che vagavano inconsistenti e troppo smarriti per capire.

Sentivo come mia questa solitudine. Chi mai… chi mai seppe, per esempio, che smisi di giocare a otto anni per studiare l’aggressività e la sopraffazione degli adulti?
Passavo i pomeriggi a imprimere nella mente i loro comportamenti mentre fisicamente ero con i miei amici ma di fatto intenta a riflettere per capire qualcosa della mia famiglia, dell‘infelicità che era così palpabile in tutti.
Chi mai seppe che a undici anni prendevo ogni libro che trovavo per capire il mondo dei grandi, che avrei voluto essere grande anch’io per contrastare la violenza emotiva?
Chi ascoltava mentre ripetevo a memoria I mari del Sud?
Ingenuamente sognavo di essere quel cugino di Pavese, gigante vestito di bianco che dopo aver vissuto mari e guerre, ed essersi sposato, usciva ancora da solo. Questa immagine era per me la massima espressione di libertà.

Sarebbe stato possibile sentire le paure che mi attraversavano? Non lo sapevo, né mai lo saprò. Ma da adulta dovevo ringraziare, e ancora oggi lo faccio, se nessuno vide nulla. Non avrei mai capito l’importanza di guardarmi e ascoltarmi. E poi farlo con gli altri.

Alle donne che incontrai in quel momento di incanto e grandi infatuazioni, potevo offrire un solo aiuto. Lo chiamavo: il rischio dell’anima. Era un percorso dentro di me, negli accessi più intimi. Non avevo strategie, non avevo filtri. E nemmeno paura di andare fino in fondo ai miei sentimenti. Mi ponevo, davanti a loro, volutamente senza difese. Potevano camminare con me o tornare indietro. Amavo così com’ero, con quei tratti contemporaneamente maschili e femminili. Mi piaceva dire: «amo come un uomo e duna donna messi insieme». Ebbene sì, avevo una definizione per tutto.
E così, senza difese le prendevo per mano e guardavo l’unicità dei loro timori senza ferirle.

Non caddi mai preda di paure altrui. E se esiste una cosa che ho sempre incondizionatamente amato di me, è la mia voglia di rischiare fino in fondo.
In questo stato d’animo di sentimenti multicolori, pensai per un po’ di tempo a come sarebbe stato essere madre. Non ricordavo quasi nulla dei miei giochi infantili, e a malapena rammentavo le fiabe principali, e solo quelle sonore.
Da piccola avevo disegnato soltanto maglioni con le maniche lunghissime. Non mi ero mai mascherata a Carnevale se non un’unica volta che mi buttai addosso una vestaglia di seta di mia mamma, e affermai con spavalderia di essere Madama Butterfly (chissà mai dove l’avevo sentita), perché non c’era tempo di interpretare personaggi da bambini.

Ma di quel che sapevo o non sapevo, nulla contava. Se fossi stata una madre, avrei ricominciato. Avrei inventato le favole, e tutto quello che non esisteva. Anzi, presi subito un quaderno e iniziai a creare personaggi. Per esempio videro la luce Fabian, lo scoiattolo diffidente, e Giotto, il cagnolino curioso e tenerissimo. Pensavo che la mia mano, tenendo quella ancora inesperta di mia figlia o mio figlio, avrebbero guidato le matite colorate in disegni da appendere alle pareti delle stagioni. Non so che mamma sarei stata, nella mia esistenza ho combinato qualcosa di decente e anche qualche disastro. Quindi, chissà…

È strano come, proprio nel momento della vita in cui mi trovavo sull’orlo di un precipizio e l’istinto dell’innamoramento si trovava agli sgoccioli, trovai l’amore, il sentimento da scoprire con gioia e pazienza, quello intenso e difficile, che dà un ‘importanza diversa ad ogni giornata e una gran voglia di progettare.
In quel precipizio, poi, caddi davvero. Per i primi due anni, le pareti della risalita furono estremamente scivolose. Dare attenzione a lei, al mio amore, era a volte complicato, impegnata com’ero a mantenermi in equilibrio.

Grazie però alla sua testarda costanza, alla mia voglia di rischiare che è sempre lì, nel bene e nel male, ho ritrovato negli ultimi dieci mesi, anche la voglia di essere innamorata della bellezza che sto riscoprendo. È un fuoco imprescindibile se voglio davvero essere me stessa. È un po' come se avessi tre anni di vita, con alle spalle il viaggio confusionario e importante degli altri quarantasei.
Ma tutto quello che desidero adesso è avere, finalmente, il tempo per crescere.

di Chiara Sumuels

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

Soldado Di Stefano Sollima Azione U.S.A., Italia, 2018 Nella guerra alla droga non ci sono regole. La lotta della CIA al narcotraffico fra Messico e Stati Uniti si è inasprita da quando i cartelli della droga hanno iniziato a infiltrare terroristi oltre il confine americano. Per combattere i narcos l’agente... Guarda la scheda del film