Il Woyzeck di Barberio Corsetti - Magazine

Il Woyzeck di Barberio Corsetti

Teatro e Spettacoli Magazine Teatro Duse Giovedì 28 febbraio 2002

Magazine - di Georg Büchner
regia -- Giorgio Barberio Corsetti
scene -- Giorgio Barberio Corsetti
costumi -- Cristian Taraborrelli
ideazione e realizzazione video -- Fabio Iaquone
musiche -- Gianfranco Tedeschi, Stefano Zorzanello
musiche eseguite dal vivo da Stefano Zorzanello, Gianfranco Tedeschi, Fabrizio Spera
produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Fattore K

Woyzeck è una ballata tragica di Georg Büchner. Una serie di frammenti staccati ricostruiti dai filologi.
Questo formalmente. Ma se lo leggete - e ve lo consiglio - è un testo incompiuto bellissimo che, se pur scritto nell'800, da un giovane, presenta pensieri estremamente moderni e rivoluzionari, e allo stesso tempo febbrilmente poetici. Una modernità che giace anche nello spunto di partenza: un caso criminale dell’epoca (1824), in cui certo Johann Christian Woyzeck venne giustiziato nella piazza principale di Lipsia per aver ucciso a coltellate la donna-compagna, madre di suo figlio.
A teatro in molti l’hanno letto e frequentato; Bertold Brecht, Antonin Artaud, Heiner Mueller. In Italia l’hanno portato in scena Giorgio Strehler, Giancarlo Cobelli, Carlo Cecchi, Virginio Puecher e Josef Svoboda, Nanni Garella, Gabriele Salvatores e Mario Martone.
Quest’anno era in programma a Parigi nella versione di Bob Wilson. Qui a Genova è stato presentato una decina di giorni fa al Teatro dell’Archivolto dalla compagnia di Joseph Nadj, Théâtre National de Bretagne, ed è ora in scena al Teatro Duse per la regia di Giorgio Barberio Corsetti.

Se per caso la questione testuale vi lasciasse indifferenti, vi consiglio comunque di frequentare questa messa in scena (al Duse fino a domenica 3 marzo), perché Barberio Corsetti è uno degli esponenti di punta della ricerca teatrale italiana. Al lavoro fin dagli anni settanta, quando era parte del gruppo la Gaia Scienza, il regista ha percorso gli anni con una proposta linguistico-spettacolare basata sull’utilizzo del video nella drammaturgia. A questo aspetto la ricerca di Barberio Corsetti affianca un’indagine del rapporto fra attore e spazio (e quindi fra movimento e ritmo) che lui stesso ha sintetizzato nel libro L’attore mentale (1992). Frutto e caratteristica di questo percorso una dissoluzione nello spazio dei suoi danzatori-attori, all’insegna di una tendenza ad avvicinarsi al punto di squilibrio, alla dimensione della leggerezza e in genere all’invenzione nel movimento.

La frammentarietà del testo domina senza nascondersi la messa in scena di Barberio Corsetti. Ne sono indice primario la rapida serie di brevi quadri, volutamente non connessi tra loro, ma soprattutto le taglienti interruzioni provocate dai rumori degli oggetti di scena e dal loro sgombero dal palco. In una frenetica procedura di traslochi, lo spettatore è costretto a ripartire ogni volta da capo. E tuttavia ad essere di volta in volta premiato in questo suo sforzo da una costruzione magistrale di quadri abitati senza sbavature da corpi e invenzioni. Geniali ed efficaci i praticabili in ferro arrugginito che ingombrano la scena e cadono fragorosamente facendo eco al tumulto interiore del soldato Woyzeck. Non c’è pace in lui come non c’è pace in scena, dove spesso domina un vento polveroso e anch’esso pieno di frammenti di carta e altro che, forse, poteva essere sfruttato di più. In questa ricchezza di elementi scenici mai appesantita, il ruolo delle immagini video, che si stagliano sul fondo sovrapponendosi agli attori, spezzano e decostruiscono la forte fisicità del Woyzeck di Filippo Timi, che ne dà una interpretazione giustamente inquieta e febbricitante. Ma anche queste forse potevano partire prima.
Molto bravo anche Ruggero Cara nei panni del Capitano, del Primo clown (nella più bella scena di tutto lo spettacolo), ma soprattutto in quelli dell’idiota-balia e cantastorie.
Un pezzo di TEATRO imperdibile.

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