Magazine Sabato 23 febbraio 2002

Storia di mia madre e di LG (3)

Arrivavo tardi a scuola, con la colazione sullo stomaco. Dalla macchina mi faceva un gesto vezzoso, più adatto a un fidanzato che a un figlio. Non so dove andasse, poi. Indossava abiti strizzati in vita, dai colori sgargianti, di solito a pois, e diceva sempre di essere «piena di cose da fare, incredibilmente piena di impegni e appuntamenti». So che passeggiava a lungo e contrattava i prezzi del pesce e della carne, passeggiava per il mercato, a volte si infilava in un cinema senza avvertire nessuno. Si identificava con le attrici, aveva tappezzato il bagno di ritagli di giornale.
Mio padre L.G faceva il barbiere e tagliava barbe e capelli in silenzio. Anche sul lavoro, come a casa, si limitava ad ascoltare e ad annuire. Lavorava in una piccola bottega insieme a suo fratello dove passava tutta la città. Spesso tagliavano i capelli ai bambini e si sentivano urla e strepiti e si vedevano dalla vetrata le madri agitate che li tenevano fermi.
Ma non era la cosa che preferiva mio padre L.G. A lui piaceva tanto quando, poco prima di chiudere, spazzava il pavimento dei capelli rimasti a terra. Ciuffi di tutti i colori, robusti e sfibrati, corti e lunghi. Erano un mondo quei capelli ormai morti, che ogni sera spazzava con incredibile lentezza e cautela. Non li buttava nella spazzatura. Li metteva altrove. Non ho mai saputo perché, non è mai stato di molte parole L.G. La sera andava al bar a giocare a biliardo, e anche lì, dicevano i suoi amici, partecipava in silenzio, sempre un po’ dimesso, con un garbo antico nei gesti e nelle movenze. Lo amavo molto mio padre L’ho sempre amato molto.

Lei a volte si arrabbiava, e nessuno riusciva a placarla. Tutti si tranquillizzano dopo un attacco di collera, a lei duravano settimane e la vita, in casa, si trasformava in un inferno. In un inferno peggiore, voglio dire. Ci guardava con un broncio spaventoso e pareva voler dire «non-crediate - che-io-sia-una-donna-da-sottovalutare - questa-volta-siete-andati-oltre».
In quei periodi mio padre, L.G, diventava ancora più ombroso, si addormentava davanti alla televisione e non la raggiungeva a letto, stava fuori casa più che poteva. Al mattino mi lanciava sguardi affettuosi, come per incitarmi ad avere pazienza. Lo amavo molto, davvero molto, L.G. Come ora, anche ora lo amo molto L.G. Non glielo dico mai, ma lui lo sa. Lo capisco dagli occhi.

Lei invece, un giorno l’ho uccisa. Forse perché non stava mai zitta, o perché non mi ha mai mostrato nudo alle sue amiche. Non so come ho fatto, non lo ricordo.
Dicono che ho rimosso, che è una difesa che ha messo in atto la mia mente, dimenticare tutto. Forse. Essendo, all’epoca dei fatti, ancora un minorenne ho fatto solo qualche anno di riformatorio, sono uscito, ho trovato lavoro come magazziniere, e adesso conduco una vita normale.
Viviamo sempre insieme, io e L.G. Lui è in pensione. Ha due o tre casse dove ha conservato tutti quei capelli che spazzava la sera divisi in piccoli sacchetti trasparenti, e ha cominciato a catalogarli. Li raccoglie in piccole ciocche, e poi li attacca su un album con una didascalia. «Capelli tagliati al giovane Martin, 1976, poi perito in un incidente stradale all’età di 33 anni». «Capelli del prefetto Tasca, 1998. Vivente». Si ricorda tutto, nomi, date, vite.
Quegli album, un giorno, saranno parte fondamentale della storia della nostra città. L. G lo sa, sa che finalmente, quel giorno si sentirà integrato e che probabilmente gli daranno un premio.
Non abbiamo mai più parlato di lei. Mai, neanche per errore.
di Francesca Mazzucato

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

La dolce vita Di Federico Fellini Drammatico Italia/Francia, 1960 Roma anni '60. Massimo giornalista di un rotocalco scandalistico, si trova in mezzo ai vizi e scandali di quella che era definita "la dolce vita" dei divi del momento. Guarda la scheda del film