Una lettrice difende Franco Ragazzi - Magazine

Mostre Magazine Venerdì 15 febbraio 2002

Una lettrice difende Franco Ragazzi

Magazine - Non necessariamente condividiamo le opinioni espresse, ma abbiamo scelto di lasciare uno spazio a chiunque voglia esternare le sue riflessioni. Rinnoviamo dunque l'invito a scriverci .

14 febbraio 2002, h. 1:13
I Falsi di Palazzo

Come la sono anch'io molto amareggiata per la vicenda del falso Vrubel', costato le dimissioni di Franco Ragazzi da curatore di Palazzo Ducale.
Non sono preoccupata invece per Genova 2004, non avrà conseguenze sulla bellissima impressione che darà Genova (una città splendida e misteriosa, certo, bisognerebbe portare ancora qualche restauro, soprattutto alle fontane e alle edicole del centro storico, ma ci sono ancora quasi due anni): è un falso problema questo, uno specchietto per allodole, spero non un ulteriore colpo basso.
È di oggi un'altra rivelazione (sul quotidiano la Stampa), quella di una gallerista russa alla quale sembra Ragazzi si fosse rivolto per accertare la qualità della tela: voglio essere sospettosa fino in fondo. Non sia mai che si sono sbagliati anche loro, ha fatto tutto l'italiano Ragazzi: noi gli abbiam detto che era un falso di pessima fattura, ma lui niente, dopo un pianto interminabile dovuto alla cruda notizia, non ha voluto sentir ragione... questi russi sono proprio napoletani. Questi galleristi e il loro mercato delle autentiche poi...
Tutta l'aura diffamatoria ed infamante che piove sulle spalle del curatore ha delle somiglianze con tanti altri casi vicini nel tempo che sono avvenuti e avvengono in Italia.
Sempre quando c'è di mezzo un luogo che è riuscito ad acquistare una certa risonanza grazie all'attività di chi lo dirige e lo inventa.
È successo in passato a Marco Goldin di Palazzo Sarcinelli, attaccato dal pds locale che cercava di inserirvi un suo uomo alla direzione, succede a Sandro Parmiggiani di Palazzo Magnani, questa volta si tratta di uomini di Forza Italia ed è recentissimo l'allontanamento di Sergio Risaliti dalla direzione del Palazzo delle Papesse di Siena.
Le occasioni e le movenze ogni volta differiscono, ma i mandanti sono sempre gli stessi: coloro che sono interessati ad occupare posti caldi nell'attività gestionale di un centro famoso, dietro alla motivazione ufficiale, pertanto apparente, dell'innovazione culturale. Non è dietrologia, ma è una delle tante tracce possibili di questa vicenda.
Nella quale entra in gioco un altro elemento: il cambiamento o meglio il rovesciamento di valori che ha attraversato il mondo dell'arte, dove il sistema di mercato e delle strategie di comunicazione hanno avuto il sopravvento: si parla di artisti solo se hanno una certa "quotazione", si sta attenti all'"in" e all'"out" come si trattasse di canzoni o di abbigliamento, e soprattutto acquista pregio più che l'opera in sé tutto quel che si dice, si può dire o si fa dire intorno al suo autore. Il sistema dell'arte si assimila allo "star system" e alle saponette insomma (come brillantemente nota Flaminio Gualdoni in un suo pamphlet).
Ecco che in questo sistema cerca di farsi strada chiunque, sempre meno artisticamente e anzi sfruttando i mezzi di comunicazione meglio del supposto o autoconferito talento.
Ecco allora i falsi Vrubel' uscire dalle cantine, passare nelle case d'asta e portare in palmo di mano improvvisa ribalta cronachistico-giudiziaria e un posto libero a palazzo.
Con tutto che non è neppure una bravata in stile Oliver/Politi, Zak Manzi, Maurizio Cattelan, che da un po' giocano sul falso e sul plagio, bensì un mero tentativo di salvarsi la pelle da eventuali e temuti procedimenti (in questo senso forse più apprezzabile, perché trattasi di sopravvivenza se non fosse stato purtroppo più efficace).
Se si dovesse individuare in tutta questa bagarre un vero artista, secondo la logica del sistema attuale, che vuole il gesto avanguardistico collocato nei musei (povero Duchamp quanti figliastri che si abbarbicano al suo dna inventivo) allora si dovrebbe scegliere l'avvocato dell'autrice del Vrubel': ai prossimi curatori di Palazzo Ducale consiglio di organizzare un'esposizione delle sue arringhe e dei suoi atti.


Anna Lavagnino

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