Magazine Martedì 28 agosto 2012

Virginia Woolf: il saggio inedito 'Walter Sickert: A Conversation'

Virginia Woolf

Un piccolo editore indipendente di Venezia, Damocle Edizioni, ha pubblicato un saggio inedito in Italia di Virginia Woolf: si intitola Walter Sickert: A Conversation - Una Conversazione (Damocle, 2012, 12 Eu) ed è stato tradotto da Vittoria Scicchitano, che ne cura anche l'introduzione.

Il saggio ci propone una delle maggiori scrittrici sperimentali del Novecento nella versione insolita di critico e saggista. La pittura e la musica diventano spartito, quadro e racconto a parole. Walter Richard Sickert (1860-1942), pittore inglese tra i più apprezzati e discussi del periodo, fu una figura enigmatica e complessa nel panorama artistico. Indagando le ragioni del successo di Sickert e cercando una definizione del suo stile, Virginia Woolf estrapola i personaggi dai quadri, per leggerne, sulla pelle, una narrazione del vissuto, mentre intere città e paesaggi diventano luoghi animati o maschere della società.

Di seguito ne pubblichiamo un estratto.

Magazine - [...] «Ma quando sono state inventate le gallerie d'arte?», una domanda istintiva, poiché la discussione sul valore delle lanterne semaforiche aveva indotto qualcuno a dire che agli occhi di un conducente il rosso non è un colore, ma semplicemente un segnale di pericolo. Presto perderemo il nostro senso del colore, aggiunse un altro, esagerando naturalmente. I colori ora sono talmente sfruttati come segnali, che tra breve indicheranno solo azione — il che rappresenta l'aspetto peggiore del vivere in una comunità altamente organizzata. Dopodiché vennero fatti altri esempi del cambiamento suscitato nei sensi da fattori moderni; di come gli edifici stiano mutando carattere, perché nessuno si ferma più di fronte a contemplarli; di come le statue e i mosaici rimossi dalle loro vecchie postazioni per essere confinati in interni di chiese e case private, perdano quelle peculiarità loro intrinseche quando sono invece esposti all'aria aperta. Questo ha sollevato la domanda su quando le gallerie d'arte furono aperte, e visto che non c'era una risposta pronta... [...] .

Col trascorrere del tempo il discorso cambiò di nuovo, poiché la conversazione ha un modo tutto suo di variare, per ritornare dove era cominciata — vale a dire al colore; discutendo su come persone diverse vedano il colore in modo diverso; di come i pittori prediligano nell’uso, legarsi ai colori del posto in cui sono nati, il blu del sud o il grigio del nord; di come il colore si infiamma, non associato a un qualsiasi oggetto, negli occhi dei bambini; di quanto siano ciechi i politici e gli uomini d’affari, perché i giorni passati nel chiuso di un ufficio ne hanno atrofizzato la vista; a differenza di una specie di insetti, che, si dice, viva ancora nelle foreste vergini del Sud America, dotati di un organo visivo così sviluppato che l’insetto è tutto occhi, mentre il corpo è ridotto a un ciuffo di piume, che serve unicamente a collegare le due grandi camere dell’occhio.

Qualcuno aveva incontrato un uomo, che per lavoro esplorava le regioni più selvagge del pianeta alla ricerca di cactus, e da lui aveva appreso che insetti simili nascono con i fiori e muoiono quando questi ultimi appassiscono. Un uomo freddo e realista, il ricercatore, abituato ad adattarsi a qualsiasi ambiente, eppure c’era qualcosa che lo spingeva fino alla commozione quando osservava queste piccole creature intente a bere color cremisi fino a diventare loro stesse cremisi; per poi volteggiare sul viola; o verso il verde acceso, diventando, per un breve istante, la cosa che avevano visto – rosso, verde, blu, qualunque fosse il colore del fiore. Al primo accenno d’inverno, disse, quando i fiori muoiono, la vita ne fuoriesce, e potresti scambiarli per mongolfiere raggrinzite, stese così sull’erba. Un tempo eravamo anche noi degli insetti, chiese uno degli ospiti; proprio come loro, tutto occhi? Conserviamo ancora la capacità di bere e mangiare, invece di diventare quel colore che, ammainate e ripiegate le vele dentro di noi, aspetta condizioni più favorevoli per svilupparsi? Come le rocce nascondono fossili, così noi nascondiamo tigri, babbuini, e forse insetti, sotto i cappotti e i cappelli che indossiamo. L’ingresso in una galleria d’arte, la cui atmosfera tranquilla, calorosa e lontana da pericoli, riproduce le condizioni della foresta primitiva, sembra una specie di regressione a quella fase della nostra lunga esistenza in cui eravamo insetti.

«L'ingresso in una galleria d'arte» — seguì un breve silenzio. A Londra in quel periodo venivano esposti molti quadri. C'erano quelli del famoso Holbein; quadri di Picasso e Matisse; mentre alla Burlington Gardens si teneva una mostra di giovani pittori inglesi e la Agnews ospitava opere di Sickert. Quando visitai una mostra di Sickert per la prima volta, disse uno degli ospiti, diventai un insetto – tutto occhi. Volavo da un colore all'altro, dal rosso al blu, dal giallo al verde. I colori si avvitavano nel mio corpo accendendo una fiamma, come se un missile fosse caduto di notte, illuminando verdi e marroni, erba ed alberi, e lì sull'erba un uccello bianco. Il colore mi riscaldava, mi faceva palpitare, a tratti ardevo, mi calmavo, mi si sfregava addosso, mi nutriva e alla fine mi lasciava esausto. Perché, sebbene la vita del colore sia una vita gloriosa, è, comunque, breve. Ben presto l’occhio non regge ulteriormente lo sguardo; si addormenta, e se il ricercatore di cactus fosse venuto nei paraggi, avrebbe trovato soltanto una mongolfiera raggrinzita su una lussuosa sedia rossa.

di Virginia Woolf

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