Riflessioni di volo - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 11 febbraio 2002

Riflessioni di volo

Magazine - La maschera di Arlecchino
di Marco Giorcelli, ().

Ma dove vanno?
Alla sala d’attesa dell’ aeroporto mi domando se tutti non abbiano un appuntamento più importante del mio.
Vado a trovare la mia ragazza, tutto qui. Mi piacerebbe essere in missione per qualche impresa impossibile oppure andare a fare una tournée all’estero.
Non c’è niente di meglio quindi che studiare gli altri passeggeri che aspettano l’imbarco per passare il tempo. Le ragazze per esempio. Perché volano solo le belle ragazze? Mi sembrano tutte esotiche, rarefatte, aristocratiche. Persino le studentesse vestite in jeans mi sembrano particolarmente intelligenti. Eh sì, se uno prende l’aereo, vuol dire che è particolarmente dotato e il suo tempo è prezioso.
Anche la gente che all’inizio del secolo girava con le prime automobili doveva sembrare ben strana a chi invece aveva solo la bicicletta. Io mi sto imbarcando con tutta questa gente, non è la prima volta che volo, ho persino trasvolato l’oceano qualche volta, eppure nonostante tutta la mia presunta disinvoltura per sembrare un agente segreto appunto, ho un po’ di paura.
Io non sono così sicuro che dipenda dalle conseguenze psicologiche che hanno portato i tragici fatti dell’undici settembre. Ho sempre avuto paura di volare, per essere più precisi è una sindrome che mi si è sviluppata dentro con il tempo, volando.
Il decollo e l’atterraggio mi spaventano. Più l’atterraggio che la partenza, che tra l’altro dicono che sia il meno pericoloso. Ma scusate, l’aereo non è un uccello, come fa a correre e poi a staccarsi da terra?
Negli ultimi mesi ho sempre cercato di essere moderato, riflessivo, provare a capire le condizioni delle culture diverse dalla mia che hanno portato alla tensione medio orientale e afgana degli ultimi mesi. Mi sono inorridito quando il nostro governo ha fatto quelle dichiarazioni imbarazzanti sulla supremazia dell’occidente sull’Islam. E di tutto questo sono ancora convinto. Perché allora mi sto guardando intorno per vedere se ci sono arabi che forse prenderanno il mio volo? Forse sono un borghese piccolo piccolo. Tutti contro la pena di morte fino a quando un pirata della strada non travolge nostro cugino che magari stava andando in motorino ubriaco…
Siamo molto più fragili di quanto sembriamo. Non mi fa nessun effetto sapere che si muore più spesso in macchina che in aereo. Tutto quello che penso quando i motori accelerano per prendere la velocità massima è: “ Dio non farmi morire, fa che il pilota sappia il fatto suo è che sia ben riposato.” Il tutto in una frazione di secondo e soprattutto con il viso più inespressivo possibile anzi un po’ annoiato.
Una volta una turbolenza mi ha preso sopra Genova, in fase di atterraggio: io sono stato convinto di morire. Davvero. Non è che mi fosse scesa esattamente addosso questa rassegnazione, eppure ero sicuro che non ce l’avrei fatta. Gli ex voto e le preghiere mi sa che stanno ancora galleggiando intorno al porto antico. Con che coraggio mi ascolta il buon Dio, proprio me che non mi ricordo mai di lui se non quando impreco. In questo volo se sarò in difficoltà invocherò Allah o Shiva, giusto per non mostrarmi razzista nel momento…di maggior raccoglimento.
Oltretutto se casco giù, per qualunque motivo, queste mie ultime rimarranno irreperibili. Dovrei chiedere di inserirle nella scatola nera?
Tra poco tocca a me, spero mi diano un bel cordiale fin da subito almeno mi appisolo e tanti saluti a chi resta.
Non vorrei essere nei panni di Mick Jagger che di aerei né avrà presi a flotte, anche se tutto sommato non deve aver fatto una vitaccia negli ultimi quarant’anni.
Tra l’altro sono il primo che inorridisce di fronte ai cafoni, quasi sempre italiani, che applaudono dopo un atterraggio. Ecco come emerge l’italiano tipo.
Chi ha detto che se gli italiani non si lamentano è perché hanno appena finito di mangiare? Forse Churchill…

“Ecco, Sir Winston Leonard Spencer tu che non hai temuto né le V1, né le V2 e nemmeno le tre, quattro e cinque, proteggimi in questo viaggio e ti prometto che non dirò più che gli inglesi, visto che non hanno il bidè si lavano poco, sono ubriaconi, violenti e sono stati degli sporchi colonialisti.
Grazie Winston.”
Ora però vado. Tocca al mio volo. Mi si muove qualcosa in basso. Sarà l’aria condizionata?

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