Concerti Magazine Sabato 9 febbraio 2002

Il carnevale bagnato di Genova

Magazine - Chiariamo subito una cosa. Genova non sarà mai Rio de Janeiro. Non vedremo mai le ballerine di samba seminude sfilare per la città. E, soprattutto, non vedremo i genovesi scatenarsi e darsi alla pazza gioia, sia pure per una notte soltanto. Sarà per carattere. Sarà una questione climatica (vuoi mettere che pacchia andare in giro per tutta la notte quando ci sono 25 gradi?). Fatto sta che il carnevale stenta a prendere decisamente piede nella cultura della nostra città.

Sabato sera. C'è tanta gente per le strade, la Via Aurea è stata addirittura invasa, nonostante la pioggia. All'ingresso dei musei, poi, ci sono delle code mai viste. Però l'atmosfera non è molto festaiola. L'impressione è di un grande struscio, con poche persone mascherate e tanti ombrelli. Che spesso sono più colorati e spiritosi dei costumi. Tutti si fermano a dare un'occhiata ai mimi ai lati della strada, i bambini (tutto sommato pochi, troppo pochi) si fanno attrarre dal Mago Marco, un gruppo di ragazzi fa la break-dance. A Palazzo Tursi c'è una marea di gente, ma nessuno balla, e sì che ci sono i fari, le strombo, la musica... Un gruppo di musicisti di strada improvvisa un limbo con un manico di scopa, invita i passanti a partecipare: «è carnevale, lasciatevi andare, è carnevale e viene una volta l'anno». Ma il grido di una volenterosa ragazza fradicia di pioggia cade nel vuoto.

Magari è che piove, mi dico. E allora risalgo via Garibaldi ed entro a Palazzo Ducale. L’atrio è pieno. Sono tutti lì che guardano chi sale lo scalone che porta al Salone del Maggior Consiglio. C’è il Gran Ballo della Corte di Russia. E i costumi sono in tema: ci sono gran dame e damine, dragoni, cosacchi e non meglio precisati signori in nero. Mi imbuco. Dentro c’è chi balla e chi sta seduto ai tavoli. Mi aspetto di essere accolto dalle note di un valzer, ma temo che Tu vo’ fa’ l’americano non rientri propriamente nel repertorio delle orchestre di corte. Che importa, la gente si diverte e tanto basta.

Intanto a mentelocale café risuonano le voci di Caterina Caselli e di Jim Morrison. Siamo nel pieno degli anni ’70 e si balla. Insomma, la voglia di fare casino c’è. Forse è davvero colpa della pioggia se per strada si è visto poco. Non demordiamo, stiamo imparando a divertirci. Poi, magari, arriveranno anche le ballerine di samba.

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Oggi al cinema

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