Magazine Mercoledì 6 febbraio 2002

Una targa per la Genova scomparsa

«Genova è una città straordinaria, anche nel dissimulare le sue meraviglie». Jacques Darras, poeta e accademico francese, interviene all’inaugurazione della targa che ricorda l’albergo Croce di Malta a Sottoripa, leggendo brani di scrittori suoi connazionali che hanno molto amato la nostra città.

Sono solo alcuni degli intellettuali transitati per Genova nell'800, durante il loro viaggio in Italia. Molti di loro hanno soggiornato proprio a Sottoripa, in quell'albergo sul porto che, scriveva Henry James "è piuttosto sporco". Ma l'albergo, che oggi non esiste più, "è la più grande casa dove io abbia mai abitato", continua lo scrittore americano. Che viene ricordato nella targa, assieme a , , James Fennimore Cooper, Mark Twain e Giuseppe Verdi. «E chissà che non dobbiamo presto aggiungere qualche nuovo nome», spiega Massimo Bacigalupo, docente presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere a Genova, che si è adoperato nelle ricerche del posto dove sorgeva l'albergo. «Ma potrebbe capitare di scoprire che qualche altro intellettuale passato per Genova ha soggiornato al Croce di Malta». E, mentre già si segnalano altre "locande fantasma" (una in piazza Santa Sabina, che da metà '500 al '700 ha ospitato re e artisti famosi) alle quali dedicare ricerche e targhe, sfilano le biografie "genovesi" di quanti hanno lasciato qualche scritto a proposito del Croce di Malta. Twain racconta, in La gente all'estero, che le donne genovesi "sono bellissime". Tanto che un uomo di "intelligenza normale" difficilmente potrebbe sposarne una, perché al momento di prendere la decisione finirebbe probabilmente con l'innamorarsi di un'altra, e poi di un'altra ancora.

Mary Shelley, invece, capita a Genova un mese dopo la morte del marito. La città le appare "indaffarata e odiosa". Così come doveva apparire a Stendhal, che lamenta la proverbiale avarizia dei genovesi, che ti offrono la cioccolata calda in una tazza talmente piccola che neppure la vedi. James Fenimore Cooper, autore de L'ultimo dei Mohicani, si ferma a Genova per due soli giorni, e resta affascinato dal paesaggio, dal mare, dai palazzi: una città che non ha nulla da invidiare a Parigi. Verdi, invece, oltre ad apprezzare le dolcezze della pasticceria , ama il carattere riservato dei genovesi. Tanto che, dopo aver soggiornato in diverse occasioni in albergo (a Sottoripa, appunto), prende casa per le permanenze più durature.
di Donald Datti

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