Elisabetta Pozzi madre spezzata - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 6 febbraio 2002

Elisabetta Pozzi madre spezzata

Magazine - Torna a Genova per il teatro. È l’attrice Elisabetta Pozzi, al debutto ieri sera con il monologo Ciò Esula. Grandi applausi, solo commenti positivi “È un bel testo, ma lei è molto brava”, (cioè supera la bellezza del testo), si sentiva dire uscendo dal Teatro Duse. A salutarla, di fronte al camerino, una lunga fila di amici, parenti e conoscenti per una genovese atipica: dall’accento romano che vive e lavora a Parma.
Ciò Esula è un monologo, che si rivolge a personaggi fuoriscena che, grazie all'ottima recitazione, sembra quasi siano sul nudo palco. Frammenti di un’esistenza, dialogo emotivo o, come l’ha definito l’attrice, "un delirio" fondato su sparsi flashback e su l'azione musicale di tre strumenti, contrabbasso (Riccardo Barbera), chitarra (Marcello Liguori), fisarmonica (Franco Piccolo).
La trama dello spettacolo, tratta da un vero fatto di cronaca, racconta la deposizione testimoniale di Luciana in Corte d'Assise, contro Mario, il marito, che per vendicarsi dell'abbandono della mglie, ha ucciso il loro figlioletto Alessio.
Incontriamo Elisabetta Pozzi dopo lo spettacolo è gentile ma vuole fare in fretta, è stanca.

Da Genova a Parma, cosa ha trovato nella sua nuova città?
E'un bel luogo. Un bel clima, ovviamente non in senso atmosferico, ma piuttosto un ambiente di lavoro che permette di lavorare con persone giovani. Una dimensione più piccola e più fertile.

Qual è il rapporto tra Luciana e la musica sulla scena?
Lavoro da anni con la musica in teatro. I testi sono intrecciati con la musica. Credo che la nostra vita quotidiana sia piena di note musicali. Nel caso particolare di Ciò Esula e di Luciana, i musicisti sono la voce della sua coscienza, del suo dolore, della sua sofferenza. Ma rappresentano anche la corte, il presidente, gli avvocati e tutti quelli che interrogano la donna. Nel monologo, che è un vero e proprio delirio, li devo condurre, ma loro aiutano anche me-Luciana ad andare avanti.

Il monologo è una forma drammaturgica molto di moda, cosa ne pensa?
Lo pratico da tanti anni. Credo che oggi sia una necessità, perché ci sono pochi soldi per pagare tanti attori. E così è nata la moda. Piuttosto che fare uno spettacolo scadente, è meglio mettere in scena un monologo.

Recitare in versi è una sfida o semplicemente una delle tante possibilità?
È un’altra componente musicale che si interseca con il testo. Nel caso di Ciò Esula, l’endecasillabo spinge il ritmo della recitazione verso la canzone, ma allo stesso tempo non si deve dimenticare che molto spesso parliamo in endecasillabi senza neppure accorgercene. Io ho cominciato con Carmelo Bene. Ero al suo fianco nell’Adelchi di Manzoni e ho imparato molto.

Qual è tra i suoi spettacoli quello che ama di più?
Ma, non saprei. Ho amato molto il monologo Max Gericke, tradotto dal tedesco da un testo di Manfred Karge. Ma anche lo Zio Vanja che ho fatto con Peter Stein nella parte di Sonia.

Che sensazione prova a recitare questo monologo in questi giorni in cui la cronaca ci bombarda con la vicenda dell’infanticidio di Cogne?
Questo è un monologo che mi tocca da sempre. Il fatto poi che sia ispirato esso stesso da un fatto di cronaca lo rende terribile a prescindere da altre vicende. Però il fatto che ci sia la poesia e la musica permette di sentirlo un po’ di più come slegato dal quotidiano. Il modo in cui è scritto lo deterge e lo colloca su un piano più alto, quello della poesia.

Cosa ci sta preparando per il futuro?
Un Elettra di Euripide per la regia di Piero Maccarinelli. Una tournée con la Maria Stuarda presentata a Borgio Verezzi quest’estate. E un Amleto in cui io sarò la protagonista al Teatro Farnese di Parma. Una versione femminile che prosegue il discorso spettacolare avviato con As you like it e La Tempesta sempre per la regia di Walter Le Moli.
Quel teatro ha un fascino unico. È contemporaneo del Globe di Londra e questo crea un’immediata connessione. È uno spazio monumentale, tutto di legno, con scalinate, archi, busti, mezzi busti. È il luogo.

Nel Foyer del Teatro della Corte, mercoledì 6 febbraio alle ore 17.30, l’attrice incontra il pubblico (“Le Signore del Teatro”, organizzato dal Circolo Culturale I Buonavoglia).

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