Magazine Giovedì 16 novembre 2000

Incontro con Maurizio Maggiani

Magazine - Genova, Palazzo Spinola ore 17.00. Maurizio Maggiani arriva, getta uno sguardo panoramico attorno alla sala, ai bellissimi soffitti, all’arredo sontuoso, sorride: “E’ tutto troppo elegante per me”.
Si dirige verso il tavolo e i microfoni. Con estrema naturalezza appoggia il soprabito niente meno che su una sedia antica protetta da cordoncino.
E' lì, quel cordoncino, per evitare che i visitatori si siedano. Cosa che Maurizio si appresta a fare, ma viene fermato dal custode stupito. Lui ride, si scusa e più tardi spiega “Io ci vedo poco, molto poco”.
Cosa gli era piaciuto, anni fa, del bel palazzo da indurlo ad entrare? Il fatto che gli sembrasse una casa, più che un museo, tanto che afferma: “Se andate giù in cucina - le antiche cucine di Palazzo Spinola - nulla vi vieta, se non il direttore, di buttare la pasta.”
E così Maggiani, con la sua simpatia e il suo divertente modo di fare, conquista subito gli ascoltatori presenti in sala. Oggi è venuto a raccontarci il suo Ecce Homo , il dipinto di Antonello da Messina, uno dei "protagonisti" del suo ultimo romanzo La regina disadorna, ambientato nella nostra città verso la metà del ‘900.
Genova, il porto, i carruggi, le colline.....perché questa scelta? cosa lo ha colpito della nostra città, cosa lo ha fatto innamorare? “La complessità - dice lui - il fatto che Genova non sia addomesticabile.” E racconta: “Mi trascino dietro il mio zaino in giro per il mondo. Dentro ci custodisco la macchina fotografica. Perchè mi fermo e faccio una foto? perché c’è qualcosa che mi fa avvertire la presenza di un racconto che parla al cuore. Tutto mi succede in una frazione di secondo. Mi capita alle Cinque Terre come in Via Luccoli. Ritaglio nel mio sguardo un'immagine, la fotografo e poi cerco di ritrovare quel momento, quel racconto, quello sguardo....
Genova ne ha di roba!! Credo di averci visto tutto! I miei amici li porto spesso a visitare Santa Maria del Castello, dove c’è un crocefisso. Nulla mi ha mai colpito con così tanto sentimento, quelle mani così grandi, quel legno che è come uno scherzo di mare...!”
E poi riporta l’attenzione sui vicoli che circondano Palazzo Spinola: “Ditemi come si fa a trovare Piazza Pellicceria se non per caso. Se non avete una cartina è assai difficile, e forse anche con quella avreste dei problemi! Forse è facile per un puttaniere... E comunque non è forse così tutta Genova? E’ un suo modo di essere: c’è un poco di malizia in tutto questo....
Genova: da Begato al porto, da Nervi a Sestri Ponente...sapete, è una bellezza scoprire le cose per caso. Nel romanzo i luoghi sono tutti veri”. E buona parte delle persone presenti annuisce con il capo. Alcuni dicono di essersi divertiti a cercare le zone citate nel libro, alchè Maurizio incalza “Piazza Stella, Salita degli Angeli...”.
“Un giorno mi sono perso - racconta - ero con amici tedeschi, cercavo Vico del Cavolo e non riuscivo a trovarlo. E ora che figura ci faccio, pensavo. Non importa, è stato bello lo stesso, perchè abbiamo visto comunque delle belle cose”.

di Annamaria Tagliafico

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