Magazine Lunedì 4 febbraio 2002

Monsieur le rouge

Magazine - Teneva tra le mani quel bicchiere come se potesse leggerci dentro il futuro, come se fosse propiziatorio. Gli occhi stretti a fessura dietro gli occhiali spessi erano puntati proprio lì, su quel tappeto verde cosparso di numeri.
«Messieurs, faites votre jeux, rien ne va plus…» quel croupier gli dava proprio sui nervi, troppo giovane, inesperto e anche indisponente. Sapeva benissimo che fissavano tutti il suo orribile riporto che copriva l’altrettanto orribile testa pelata, ma chi se ne importava?
Le luci, le luci fuori, dei lampioni sul mare, tutto terribilmente nostalgico ma cosa faceva? si perdeva in pensieri inutili?

Di solito lui giocava i numeri intorno allo zero; osservava la mano del croupier, se si fermava più o meno volentieri nella sua “zona” e poi via, a sfidare la sorte…l’ebbrezza del rischio unita all’attesa erano meglio di un afrodisiaco per lui.
Al tavolo quella sera erano tutti troppo rumorosi, doveva concentrarsi dopo il rituale! Ah si, il rituale consisteva nell’ordinare un gin tonic, fumare un sigaro di quelli buoni e sfregarsi le mani, cosa che gli permetteva di studiare appunto il tavolo ed i giocatori della serata.
Quella sera, pero’, iniziava male; c’era una signora ingioiellata che sembrava la fotocopia del barboncino che la seguiva (molto petulante, giudicò lui), poi il suo amico Serge, sempre elegante ed eccentrico ma tipico perdente di lusso; in un angolo cinguettavano poi due giovani che si scambiavano occhiate complici e risatine, insomma non c’era gusto!!
Proprio vero, tutto era come appassito, sentiva la vita scorrere, sfuggirgli dalle mani da un po’ di tempo, come a risucchiare i suoi anni, ma lì dentro era diverso, si fermava un po’ tutto, tutto intorno alla perfida pallina che correva, correva a sfiorare i numeri di quella benedetta ruota.

Ridicoli, ridicoli tutti! ridicolo anche quel fantasma di uomo che era ormai!

La pallina come stregata si era fermata sul 23, era un pieno e lui era stupidamente felice…che strano, aveva da tempo dimenticato il significato di quella parola, felice…, eppure davanti alla pallina andata a segno, al croupier che univa al suo stile impersonale un sorriso compiaciuto e gli porgeva la vincita, allo sguardo ammirato della donna-barboncino, aveva proprio l’impressione di vincere davvero, vincere anche quel senso di smarrimento che lo prendeva inforcando la porta di casa e trovando il nulla.

Va bene, era ora di andarsene ormai, per quella sera poteva bastare così; il bilancio era più che positivo, circa 9000 franchi “rapinati” al banco, il ristorante gli aveva offerto la cena e, come sempre, aveva parlato amabilmente con Serge del più e del meno… adorabile routine.

All’uscita le solite facce, i soliti strozzini che come cornacchie girovagavano intorno ai passanti eppure la testa gli doleva, forse aveva bevuto un po’ più del solito; improvvisamente gli venne il desiderio di rifugiarsi sulla “sua collina”.

Da lì si godeva una meravigliosa vista su tutto il golfo, le luci, confuse con il manto notturno, rendevano ogni palazzo, ogni casa particolarmente misteriosa, poi a lui piaceva osservare le auto che simili a formiche gli rammentavano la piccolezza degli uomini, cosa che lo introduceva a elevatissime considerazioni filosofiche…

La sua auto si era fermata nel punto più estremo, il suo preferito, proprio sul ciglio della scarpata, dove tornava ogni volta che incassava una vincita.

Ah, l’aria che fendeva il volto! Quante volte si era sentito padrone di se stesso, del mondo da lassù! ora si sentiva però un po’ vuoto, c’era una cosa che lo terrorizzava, per altro con frequenza: il domani, arrivare a domani era una conquista, una fatica, gli sembrava di non riuscire a sopportarlo.

Quando quei demoni lo assalivano amava rannicchiarsi, come faceva da ragazzo, con le ginocchia quasi a toccargli il mento. Nel movimento sentì però le gambe tremare, tante cose erano diverse da quando era giovane, anche le sue povere ginocchia, anche il suo equilibrio…

Fu così che con un OOOPS, Monsieur Le Rouge metteva un piede fuori posto, sgranava gli occhi come a dare un ultimo saluto e volava via come un angelo, finalmente sereno… RIEN NE VA PLUS…!!!


Francesca Lagomarsino

di Giulio Nepi

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