Magazine Giovedì 12 luglio 2012

«Da piccolo volevo fare il parrucchiere: sono gay?»

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Magazine - Salve,
le scrivo perché ho un problema molto simile al ragazzo ossessionato dal fatto che gli piacciono le donne ma nelle sue fantasie ci sono anche uomini. Ho letto la sua risposta, la mia infanzia é stata inquietante a dir poco però non so a chi rivolgermi per paura di aprire vecchie cicatrici. In ogni caso sintetizzo, da piccolo giocavo con le Barbie perché avevano i capelli lunghi e potevo tagliarli, infatti vorrei diventare parrucchiere. In prima elementare é successo che un mio amico mi ha obbligato a strusciarci contro nudi, dopo che questo fatto è successo io sono scappato per dirlo a un'altro mio amico che però l'ha detto a tutta la scuola, così ho passato le elementari ritenuto come gay. La cosa strana è che io e lui abbiamo continuato a fare questa cosa ma non so il perché  visto che io odiavo farlo. Dopo tutto questo mi sono piaciute tante ragazze ma spesso mi capita di fare fantasie su ragazzi, cose che nella realtà non farei mai. A volte mi capita di star male fisicamente nel ripensarci e non riesco a capirci niente.

Buongiorno,
credo che sarebbe utile sapere qualcosa di più su di lei, ad esempio la sua età potrebbe aiutarmi a capire meglio la sua situazione e permettermi di darle una risposta un po’ più specifica e adatta a lei.

A proposito, invito tutte le persone che scrivono, pur rispettando il proprio anonimato, a inserire qualche dato personale in più in modo da permettermi di inquadrare meglio la situazione perché i dettagli contano e possono cambiare molto le considerazioni che si fanno a proposito delle esperienze che si raccontano.
Così, ad esempio, tagliare i capelli alle bambole può voler direcose molto diverse tra loro. E cosi potrebbero significare tutt’altra cosa anziché l'indizio di una precoce passione per l'arte delle acconciature.
E il fatto che lei definisca inquietante la sua infanzia non aiuta a capire cosa, in realtà, le sia successo. Ed il fatto di non volerla neppure accennare mi fa pensare che invece ci sarebbe davvero bisogno di conoscerla meglio.

Ma lei ha scritto solo questo. Così, in mancanza di ulteriori dati, mi limiterò a dare una risposta più generica e quindi non particolarmente specifica per la sua situazione.
Intanto partiamo da una premessa: spesso noi non ci capiamo più niente solo perché abbiamo la pretesa di spiegare in maniera semplificata e rigida dei fenomeni vitali che in realtà sono molto più complessi ed interconnessi. E la sessualità è appunto un’area decisamente complessa.

Esistono i livelli di identità, cioè chi siamo, ma anche i livelli di ruolo, ovvero che comportamento ci piace mettere in atto. E poi ci sono le trasgressioni, le pressioni culturali, i modelli familiari, le relazioni che abbiamo vissuto o subito, i desideri, le paure e le personali sensibilità e capacita.
È l'insieme di tutto questo, e forse di qualche cos'altro ancora, che determina la nostra sessualità. Una sessualità che, ovviamente non e' cosi fissa e immutabile ma che cresce si sviluppa e si trasforma nel tempo intrecciandosi con le esperienze che incontriamo sul nostro cammino a partire da quando si e' piccoli a quando si arriva ad essere anziani.
Detto questo cos'è che non capisce? Non capisce come mai e' stato costretto a strusciarsi (cosa che francamente non capisco cosa significhi) da un suo amico? Oppure non capisce come mai lui non c'entrava niente con la voce che era gay? Forse non capisce come mai, nonostante ciò, ha continuato (senza essere obbligato) a strusciarsi con un amico che non c'entrava niente e trovandolo anche piacevole? O non capisce come mai ha avuto tante ragazze? O invece le è incomprensibile il fatto che si ritrova a pensare ai ragazzi? O che la trovi una cosa attraente ed allo stesso tempo la fa sentire male? Forse per riuscire a capirci qualcosa bisognerebbe avere un racconto scritto in un modo meno incongruente. Forse riesco a darle un suggerimento su come si potrebbe riscriverlo in un altro modo.

Dunque facciamo che io vivo in mezzo ai monti in una famiglia di accaniti alpinisti. Un giorno un amico, con l'inganno, invece che ai monti mi porta al mare e lì scopro, con stupore e sconcerto, che nuotare nel mare mi piace un sacco. Questo mi fa sentire in colpa perché scoprire dentro di me questa sensazione va contro le regole di tutta la mia famiglia che è orgogliosa di essere assolutamente alpinista da più generazioni.
Provo a resistere ma tant'è ogni tanto mi ritrovo con lo stesso amico a voler ripetere quell’esperienza. In parte anche perché non sempre sono d'accordo con la mia famiglia e non sempre mi piace o mi convince di come scalano le montagne ne di come mi obbligano a farlo. Ma non essendo cose gravi, alla fine decido di buon grado di  seguire le regole del buon amante della montagna e mi attrezzo con ramponi e piccozze e scalo, anche con una certa soddisfazione, tutte le montagne che sono alla mia portata.

Peccato che ogni tanto, quando si riaffacciano i dubbi su come la mia famiglia affronta le scalate, faccio pensieri trasgressivi e mi sento in colpa per aver desiderato di lasciare corde, chiodi e scarponi per mettermi un costumino ed andare a farmi una nuotata in un mare azzurro. L'idea mi piace, ma allo stesso tempo mi sento malissimo perché cosi mi sembra di offendere le tradizioni della mia famiglia in cui sono tutti instancabili scalatori, anche se dentro di me non sempre sono d'accordo con loro. E la cosa mi turba.

Così la storia scorre abbastanza. E adesso il grande dubbio: ma comportandomi in questo modo, sono davvero un montanaro o sono davvero un bagnante? Come se ci fossero solo queste due possibilità.
E poi, ma davvero il problema sta soltanto in questi termini geografici o il conflitto va al di là dell’antitesi tra mare e monti? Come vede non ho risposto alle sue domande, anzi, ne ho fatte altre.

Forse perché neanche io ho capito bene di che cosa stiamo parlando. Vuole essere cosi gentile da riscrivermi raccontando la sua storia in modo più congruo e con più particolari?
E nel farlo posso chiederle di incominciare a considerare se non sia anche venuto il momento di provare ad affrontare, magari anche solo un po’ per volta, le cicatrici del suo passato?
Grazie, spero di rileggerla al più presto.

di Marco Ventura

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