Concerti Magazine Martedì 29 gennaio 2002

I Madredeus al Carlo Felice

I vengono da lontano. E non solo perché si tratta di un gruppo portoghese, di Lisbona per l’esattezza, ma perché la loro musica – una magica rivisitazione del fado – è fatta di melodie e suoni che attraversano lo spazio e il tempo. Un’emozione in note che resta miracolosamente in equilibrio fra la tristezza e l’allegria, vero ritratto di un paese affascinante come il Portogallo.

I Madredeus si esibiranno domani, mercoledì 30 gennaio, al Carlo Felice, e l’appuntamento si prefigura come un piccolo grande evento, da segnare in rosso sull’agenda degli amanti della musica. Non li conoscete? Ecco l’occasione giusta per scoprire un piccolo universo musicale.
Ma è difficile che non abbiate mai sentito una canzone dei Madredeus. Tanto per cominciare dovreste non aver visto Lisbon Story, il bel film che Win Wenders ha dedicato alla città lusitana. Il gruppo recita nella parte di se stesso, interpretando un paio di canzoni davanti alla telecamera. Ma anche il resto della colonna sonora, , che potrete trovare nei negozi di dischi e che vi consiglio di comprare al volo (onestamente è il capolavoro dei Madredeus).

Il gruppo si presenta come un ensemble acustico, le cui sonorità nascono dall’incontro di strumenti nobili come il violoncello e altri di estrazione popolare come le chitarre e la fisarmonica. Il tutto completato dall’ipnotica voce di Teresa Salgueiro, una delle più grandi cantanti portoghesi viventi, vera e propria figura iconica del gruppo: Wim Wenders in Lisbon Story ne offre un ritratto enigmatico, solare e magnetico. Teresa buca lo schermo con la sua stessa presenza. E sul palco la magia si ricrea. I Madredeus nascono nel 1985, dall’incontro fra Pedro Ayres Magalhães e Rodrigo Leão, a cui si uniranno in seguito Gabriel Gomes (fisarmonica) e Francisco Ribeiro (violoncello).
Teresa viene scoperta in un bar, una sera, mentre cantava il fado con degli amici. Per provare il repertorio il gruppo si ritrova in un’ala dell’antico convento della Madre de Deus, in Xabregas, un quartiere nella zona orientale di Lisbona: pian pianino, dato che il quintetto non ha nome, gli amici iniziano a far loro riferimento con il nome della zona: Madredeus. Il primo album è del 1987, «Os Dias de Madredeus», registrato in economia: per evitare i rumori i musicisti suonano scalzi, con i cuscini sotto i piedi, e le registrazioni sono sempre interrotte quando nella via passa un tram.
Il successo arride subito al gruppo, e gli anni sono scanditi da nuovi dischi e soprattutto centinaia di concerti in tutto il mondo: i Madredeus sono un’oliatissima macchina da palcoscenico. Nel 1994 esce Lisbon Story e Ainda e il gruppo raggiunge una fama planetaria. Poco cambia da allora ad oggi: nonostante arrivi e partenze la fisionomia del gruppo resta la stessa.

A Genova i Madredeus si sono già esibiti (nel ’97, mi sembra), sempre al Carlo Felice, mandando in delirio il numerosissimo pubblico e costringendosi a innumerevoli bis. Una serata magica, un feeling con la platea incredibile: dopo quattro bis, Teresa e Pedro tornano sul palco da soli, dichiarando che i compagni sono stanchi e non suoneranno più, ma che loro volevano cantare ancora. E in due, del tutto informalmente, si sono messi a cantare senza strumenti vecchie canzoni di fado, trasportando tutto il pubblico a migliaia di chilometri di distanza.


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