Magazine Mercoledì 16 gennaio 2002

Dal calamo al web

Società di Letture e Conversazioni Scientifiche. Come suona? Malissimo: la mente costruisce subito un ambiente di vecchi scaffali ricolmi di tomi ingialliti, mobili in mogano e tromboni con baffi all’umbertina che disquisiscono di filosofie impolverate.
Per fortuna, però, la realtà è radicalmente diversa e per farlo capire anche ai più testardi la SLCS ha tirato su il proprio sito web, www.letturescientifiche.it .
Affascinante, no? Uno fra i più antichi sodalizi culturali genovesi (fondato nel 1866) si è votato con convinzione al più moderno dei mezzi di comunicazione. E noi di mentelocale, che siamo fra l’altro i vicini di casa scavezzacollo, visto che la redazione confina con gli spazi della Società, non possiamo che esserne contenti e gridare urrà.

E per tanta gente (uno a caso: il sottoscritto) è giunta l’ora di cancellare la lugubre immagine dettata dal pregiudizio e andare alla scoperta di un’associazione che gronda storia e cultura ai massimi livelli nazionali.
Tanto per cominciare, una buona fetta delle basi che hanno fatto l’Italia postunitaria sono state gettate qui, dove gli intellettuali genovesi si ritrovavano per discutere dei grandi temi d’attualità posti dall’unificazione. Al punto che nel 1871 Quintino Sella, allora Ministro delle Finanze, si rivolse alle Letture Scientifiche per avere i verbali delle riunioni in cui si era parlato delle riforme del commercio e della marina: era il materiale più chiaro e più approfondito esistente sull’argomento in tutto il regno. E non rimase un caso isolato.

La Società nacque dall’abitudine di un gruppo di professionisti, accademici e imprenditori, di riunirsi «a geniale convegno»: prima privatamente, poi nel retro della Libreria Beuf (oggi Bozzi, in via Cairoli), ci s’incontrava per leggere riviste internazionali e discuterne. Quelle riunioni divennero ben presto un vivace centro di aggregazione e di confronto per il ceto dirigente: erano i bei tempi in cui chi comandava concepiva la cultura come sapere messo al servizio della crescita civile, fondamentale strumento di progresso del paese e di miglioramento dell'individuo (a qualcuno a Roma staranno fischiando le orecchie).
La sede, ben presto trasferitasi nel più consono Palazzo Spinola de’ Marmi in Piazza Fontane Marose, era aperta fino alla mezzanotte, e disponeva di una consistente biblioteca, ricca di volumi e di riviste italiane e straniere.
A scorrere l’elenco dei soci ne esce fuori la fotografia della crème culturale dell’Italia di fine Ottocento: Carducci, Fogazzaro, Garibaldi, Minghetti, Mommsen, Quintino Sella e Giuseppe Verdi.
Nel 1912 Marinetti vi presentò il Manifesto della donna futurista, nei primi anni venti Eugenio Montale era solito incontrarsi col pittore Oscar Saccorotti presso la Società.

E oggi? Oggi la Società di Letture e Conversazioni Scientifiche continua a pubblicare il proprio giornale, che col tempo è diventato un punto di riferimento della cultura cittadina, con argomenti spaziano dalla A di arte alla Zeta di zoologia, e tiene aperta al pubblico una fornitissima biblioteca.
Non scema l’impegno nell’organizzare dibattiti e incontri di ogni genere, mentre da oggi la cultura genovese ha trovato sfogo anche sul web.
di Giulio Nepi

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