Magazine Venerdì 4 gennaio 2002

Due storie

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Cara Antonella,
scrivo per chiederti un consiglio per un'amica. Passa da un uomo all'altro, scegliendo sempre quello sbagliato. Dolci o indifferenti, ormai mi pare che abbia passato in rassegna una vasta gamma di maschi e ancora non le riesce di accoppiarsi con quello giusto. L'ultima caccia le ha procurato un figlio di mamma, terribile. Che per di più non voleva andare a vivere con lei. Capirai, e chi gliele garantisce le comodità di mammà. Ora è smarrita, pensa di lasciare la città in cui ha studiato per tornare dai genitori. Ma a trent'anni suonati (forse 32), con l'esperienza di vita da sola in una grande città, come farà a riabituarsi a stare con i suoi (che per altro non sembrano entusiasti) e a vivere in un paesino? Fra le altre cose tornare a casa sarebbe l'ennesima sconfitta di fronte alla sorella minore, già felicemente sposata, per la quale i genitori hanno sempre stravisto e che in realtà non è una gran cima. Insomma, secondo me non può che essere un disastro. Trovami alcune buone parole che io possa dirle senza offenderla, né ferirla. Siamo amiche di infanzia e anche se ci siamo un po' perse di vista, vorrei davvero che non sbagliasse per l'ennesima volta. Un caro saluto e grazie di esistere.
Barbara 72

Cara Barbara, affrontiamo di nuovo l’argomento dell’ultima lettera pubblicata: l’indipendenza. Non ho elementi per capire la situazione della sua amica: per esempio non mi dice se sia laureata e disoccupata oppure se abbia un lavoro. La sua scelta potrebbe essere determinata da uno stato di necessità oggettivo e allora non riesco immaginare parole. Se invece sono le delusioni d’amore a spingerla a rifugiarsi nel paesello, allora potrebbe tentare di aiutarla a fare un po’ d’ordine. Soprattutto se anche lei è critica sulle scelte della sorella. Prima l’indipendenza, poi gli uomini. Trasferire su di sé le aspettative riservate agli uomini, trasformandole in regole da rispettare, obiettivi da raggiungere. Poi, forti e mature abbastanza, non sarà più questione di caccia, ma di fuga. Ha ragione, la sua amica ha bisogno di buone parole, non di “lezioni”. Ma sono sicura che saprà trovarle da sé, senza rinfacciarle le scelte sbagliate e, soprattutto, rassicurandola sul suo affetto e il suo sostegno. Potrebbe essere sufficiente questa certezza per indurla a rimandare il ritorno dai genitori. Scampato il pericolo, potrete iniziare a lavorare insieme sull’indipendenza.


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Cara Antonella sono Simona, ho 28 anni e un bimbo di 5 mesi e mezzo, due occhioni blu come un cielo terso ed i riccioli biondi come raggi di sole che, nonostante queste fortune esteriori è stato abbandonato dal padre, anche economicamente, da oltre 3 mesi. Tiriamo avanti grazie all'aiuto di mia madre. Mi domando come si può abbandonare chi ha gli stessi tuoi occhi! ho tanto dolore dentro che a volte vorrei venire lì e metaforicamente mettergli le mani addosso! oppure aspettare la sentenza di un tribunale che chissà quando stabilisca una cifra di mantenimento come se questa potesse colmare il vuoto che rimarrà senz’altro scolpito nella mente di mio figlio. Pensa che l'unica cosa che preoccupa mio marito è arredarsi la nuova casa dove ora vive con i mobili dell'Ikea perché vuole tutto moderno, senza rendersi conto delle necessità del suo bimbo tanto desiderato. E pensare che percepisce uno stipendio di tre milioni lavorando come barman in un noto locale del centro. Scusa la mia rabbia ma sento il bisogno di gridare allarme per tutte le donne che potranno trovarsi nella mia stessa situazione. A volte vorrei vendetta per mio figlio, a volte no; a volte vorrei un congruo assegno, a volte non lo so più nemmeno! Purtroppo mio marito aveva già un figlio che non vedeva da mesi e per questo mi sento in colpa. Come potrò giustificarmi con il mio, per aver dato fiducia a un uomo che aveva questi precedenti? cosa gli dirò? mentre lui è lì tranquillo tra gente e cocktails e petali di rose, noi siamo in mezzo alle spine! non so se cerco consiglio oppure è solo uno sfogo. Comunque, cara Antonella, una tua risposta sarà gradita. Tanti saluti, Simona 73 e Poppy 01

Simona si faccia coraggio, cresca il suo bambino, si trovi un lavoro se ancora non l’ha e ringrazi la sorte, che le ha dato un figlio sano, bello e le ha sottratto un marito-figlio. Un immaturo che sembra pensare soltanto al consumo. Si rivolga al più presto al tribunale, rivendichi i suoi diritti economici e provveda a tutelarsi sotto ogni aspetto. Sono diritti, appunto. Si faccia affidare il bambino e accetti che vengano regolamentati i tempi e i modi di incontro tra Poppy e il padre. Insomma, si metta al riparo da qualunque sorpresa. Non si tormenti con i sensi di colpa e abbia fiducia nelle risorse dei piccoli, sono in grado di affrontare quasi ogni cosa, quando si sentono circondati dalla sicurezza dell’amore. Auguri.


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di Antonella Viale

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