Concerti Magazine Martedì 1 gennaio 2002

Capodanno 2002, si replica

Magazine - Tutta una città in piazza, a festeggiare invadendo strade, vicoli e piazzette. Questa volta non è più una sorpresa, come il felice e incosciente : questo capodanno è la prova del fuoco, per vedere se Genova ha davvero imparato a scrollarsi di dosso il torpore da mugugno, almeno a San Silvestro.

E allora diciamolo subito che è andata benissimo, con un fiume di folla fino alle cinque del mattino (forse anche dopo: raccontatemelo voi, io ho ceduto), voglia di divertirsi, di far casino, la gioia dipinta sul volto di molti.
La formula del Capodanno 2001 è riuscita alla grande anche quest’anno. Nonostante i mugugni (e te pareva…) dei locali della “rive gauche”, la scelta di spostare il fulcro della festa nei vicoli intorno a Campetto e San Lorenzo è stata premiante: gli spazi più larghi rispetto ai bugigattoli di piazza delle Erbe hanno impedito che si formassero le agghiaccianti resse dell’anno scorso.
E per la prima volta la festa è stata di tutta la città, non solo dei giovani: tanti “vegi” fino a tarda ora, tanti bambini, persino un sacco di signore impellicciate.

Come la maggior parte dei genovesi, ho festeggiato la mezzanotte in casa. Solo più tardi sono sceso a unirmi al fiume di gente che si dirigeva verso il centro. Il cellulare funziona, anche se sentirlo è un’impresa. Incredibilmente, sono del tutto sobrio.
Mi dirigo verso piazza San Matteo. Con prudenza. Con prudenza perché – come molti – già l’anno scorso ho pensato che ripetere quel sarebbe stato impossibile, in una città propensa all’autolesionismo come Genova.
Bastano dieci minuti per capire che le mie paure sono mal riposte, che i genovesi si sono davvero desbelinati. Ho persino l’impressione che siamo diventati trendy: gli accenti della gente intorno tradiscono provenienze rivierasche o d’oltregiogo.

I lampioni sono stati coperti con delle gelatine rosse, e sembra di essere davvero in discoteca: la musica della prima consolle è bella, le luci flesciano sugli austeri muri a strisce bianconere della chiesetta. Seconda tappa, piazza Campetto: reggae, la festa si fa meticcia. Qui bisogna lavorare un po’ di gomito ma niente a che vedere con la calca del 2001, si cammina con una certa scioltezza.
In piazza Banchi la terza consolle, Sonik Suq, decisamente la più interessante dal punto di vista musicale. La musica dei deejay di Piazza Raibetta sembra essere la più apprezzata, a valutare dalla quantità di gente che balla. C’è casino anche all’Expò, riservato ai ritmi sudamericani.
Scoppiano raudi e bombette a destra e a manca, fra la folla, costantemente: l’unico neo della festa è questo, evidentemente anche gli idioti sono più preparati rispetto all’anno scorso. E dalle facce scazzate della gente si capisce che di questi tempi il suono delle esplosioni, anche solo di petardi, non è particolarmente apprezzato.

Tutti i bar sono aperti. Alle casse si fanno battute sull’Euro. Ah, già, l’Euro, chi se l’era ricordato? Non vedo code ai bancomat: i genovesi sono troppo indaffarati a godersi il risveglio della propria città. E forse è questa la vera bella notizia per il nuovo anno.
Auguri Genova!


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