Magazine Venerdì 28 dicembre 2001

Sempre meglio che lavorare

, genovese, 36 anni, al Secolo XIX da undici, «è figlio di un giornalista vero e bravissimo, e quando ha preso il suo posto molti lo hanno interpretato – a ragione – come il segno che questo mestiere era entrato in una fase di decadenza irreversibile. È sposato con una giornalista e per il bene delle generazioni future sta pensando di farsi sterilizzare».
Quando qualcuno scrive di sé in questi termini nelle note dedicate all’autore, con autoironia pungente, vuol dire che il libro che avrete in mano vi farà senz’altro ridere. Se poi date un’occhiata qualche riga più in basso, giusto per notare che –sempre il suddetto autore – ha vinto con precedenti lavori la Palma d’Oro al Salone dell’Umorismo di Bordighera e il Premio Speciale a quello di Sanremo, avrete la conferma di aver scelto il libro giusto per passarvi qualche oretta in compagnia del buonumore.

E infatti questo Giornalisti, quinta fatica di Claudio Paglieri, è un godibilissimo pamphlet che parla malissimo di questo lavoro “socialmente inutile”, con la cattiveria tipica di chi è davvero innamorato del proprio mestiere. E un’ironia spietata, che riesce miracolosamente a evitare il sarcasmo e mantenere costante il sorriso sulle labbra.

La storia è semplice, non c’è. Paglieri passa in rassegna il suo mestiere, partendo da quando un pargolo pronuncia per la prima volta la fatidica frase «da grande voglio fare il giornalista», su su, seguendo il piramidale cursus honorum che porterà in ultimo alla poltrona del direttore. Per finire, una succulenta scelta di libri e film dedicati al mestiere, senza dimenticare ovviamente un test di capacità, «sei adatto a fare il giornalista?».

Lungo il percorso iniziatico si incontrano esilaranti ritratti, si scoprono trucchi e trucchetti della redazione, le guerre fra abusivi e stagisti e tutte le regole non scritte, le manie, le furbizie di un mondo che gode – ingiustamente, secondo l’autore – del rispetto di tutti.
«Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare», questa è la massima che Paglieri beffardamente smaschera come la principale deontologia professionale, delineando taglienti macchiette di «uomini senza qualità», incompetenti “peones” di cinquant’anni che si barcamenano fra computer che non sanno accendere e penosi tentativi di sedurre le giovani stagiste, servili coi potenti e carogne con i deboli.

Insomma, un bel libretto, piacevole, veloce e divertente. Dedicato a chi almeno una volta ha sognato di diventare giornalisita.


Claudio Paglieri
GIORNALISTI
144 pagine, 18.000 lire / 9,30 euro
Edizioni Sonda, www.sonda.it
di Giulio Nepi

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