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Attualità Magazine Giovedì 27 dicembre 2001

genov@giovane: si parla di lavoro

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DOLCE FAR NULLA

Mi sono persa più volte nei meandri dell'università. All'inizio, quando ero ancora una matricola speranzosa, pensavo che prima o poi quel trafficato, grigio tragitto, da casa verso V. Balbi, mi avrebbe trasportata, dritta dritta, verso il lavoro dei miei sogni, verso la cosiddetta "realizzazione professionale". Ma la vita da studentessa è sempre uguale a se stessa, ogni giorno sempre più indolente e pigra, e nel corso degli anni la speranza si è trasformata in cinismo, e quel tragitto da casa verso la facoltà è divenuto una fatica evitabile: niente più appuntamenti dai "leoni di marmo", niente più lunghissime pause al bar, niente più vendo e compro libri, niente più lezioni da seguire, file agli sportelli, autocertificazioni. Niente più di quel dolce, spossante, far nulla.
Dopo un anno di totale inattività, mi decido! È ora che la mia vita si trasformi in qualcosa di produttivo: basta alzarsi ogni giorno alle undici, basta liti con i genitori, basta sensi di colpa, basta con le tasche sempre vuote! E allora anch'io mi tuffo nel labirinto delle offerte di lavoro. Sprovveduta, impreparata. Mi imbatto inevitabilmente in una serie di annunci che promettono occupazioni, che ora so non essere ipotizzabili, in cui si lavora poco e si guadagna tanto. Tantissimo. Scopro la fregatura e mi dirigo verso annunci che promettono lavori in cui si lavora poco e si guadagna piuttosto bene. Scopro la fregatura e mi dirigo verso annunci che offrono lavori in cui per guadagnare molto bisogna conoscere perfettamente almeno due lingue, avere conoscenze informatiche, di contabilità, essere flessibili (requisito ormai essenziale e previsto in tutti gli annunci, seri e non) e avere esperienza. Scopro di non avere nessuna delle caratteristiche richieste e allora mi armo di buona volontà (quanta fatica però). E cerco di perfezionare le mie conoscenze, cerco di adattarle al mondo del lavoro. Questo sconosciuto! Mi iscrivo a tutti gli incontri organizzati da provincia, job center, mi informo, mi guardo intorno; mi chiedono di essere attenta, informata, curiosa, sveglia. Goffamente, cerco di esserlo. Adesso, finalmente, ho trovato un lavoro in regola, da otto ore al giorno, con 14 mensilità retribuite, contratto a tempo indeterminato, stipendio buono. Rimpiango gli appuntamenti dai "leoni di marmo", le lunghissime pause al bar, la compravendita di libri, le lezioni da seguire, le file agli sportelli, le autocertificazioni. Rimpiango quel dolce far nulla che tutto sommato nutriva la mia mente.

Simona Pomella

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