Magazine Sabato 22 dicembre 2001

Carne fresca, ma non la domenica

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Magazine - Cara Antonella,
la mia storia ha dell’incredibile: sono stata lasciata per una più vecchia! E non è nemmeno sua moglie. Ho trentadue anni, ero una single soddisfatta e convinta. Al punto da essere una delle poche insegnanti disposta a trasferirsi perché non mi piaceva l’idea di mettere radici, perché pensavo che ogni esperienza nuova fosse preziosa e che nessuna occasione dovesse andare perduta. Per farla breve: mi ritrovo in un liceo di provincia, la cittadina è vivace e gli studenti del tipo che ti fa lavorare volentieri. Mi comporto come si fa in una situazione nuova: mi iscrivo al cineclub, mi abbono alla stagione teatrale e per il fine settimana –ho un buon orario- torno a casa perché in Liguria non è facile farsi degli amici. A parte il collega di inglese. Che infatti non è un indigeno. Colto, simpatico, divertente, quarantina passata, grande fascino chiaramente già collaudato, sicuro di sé. Piace ai ragazzi, perché fa corsi sperimentali, insegna le parolacce o come corteggiare una ragazza straniera. Dal cappuccino, all’ora buca, a passeggiare al mare; dal pranzo veloce prima della riunione pomeridiana, alla cenetta nell’entroterra. La storia si presenta bene: lui vive da solo e sembra che non abbia passato. Le domande, lo sai, non si fanno e lui non parla proprio. Avrà imparato dai liguri. Trascorrono i mesi e comincio a sentirmi pericolosamente felice. Anzi, mi lascio proprio andare, anzi mi sbraco. Gli ho proposto di trasferirmi da lui, ci farebbe comodo dividere le spese,no? Gelo. Trova delle scuse insensate: “non so se sono pronto”, “in una cittadina così piccola è meglio fare attenzione”. Attenzione a cosa? Gli chiedo. Lui è sempre più vago. E io continuo a non capire, mi ostino a non capire. Non rifletto sul fatto che ho continuato a tornare a casa i fine settimana perché lui aveva gli impegni col CAI o con i lupetti (eh sì, fa pure volontariato cattolico!). Gli ho sempre creduto. Alla fine la verità mi assale. Lei lo viene a prendere a scuola e se lo porta via, come un adolescente ribelle. Perché lei, invece, aveva capito tutto e aveva deciso che la ricreazione doveva finire. Ha cinquantacinque anni, lavora a Milano, l’appartamento è suo, stanno insieme da quindici anni. Sembra incredibile, quando torna a casa lei si trasforma in casalinga perfetta: gli lava i calzini, stira, prepara il menù per la settimana e lo congela, gli porta i regalini per farlo sentire meno solo... Inutile dire che il suo è un lavoro di prestigio, che si è fatta da sé lottando con le unghie e coi denti, che quello che è suo, è suo.
Mi ha lasciata per telefono. Ha anticipato le richieste di spiegazioni. Mi ha chiamata a casa dei miei, la domenica e mi ha fatto un discorso lunghissimo e sconnesso (come il mio post, temo…). Mi ha detto che ha degli obblighi verso di lei, che lei gli ha sacrificato una carriera che sarebbe stata ancora più folgorante, che non la ama più, ma come potrebbe dirglielo visto che a quarant’anni avrebbe potuto rifarsi una vita ma a cinquantacinque… Tutta la città sapeva e nessuno mi ha detto niente. Magari si sono anche fatti quattro risate. Di certo non sono l’unica vittima di quel rapporto perverso che, per continuare, ha bisogno di carne fresca… ma solo di settimana.
Ho scritto per sfogarmi. Non so se odiarlo o considerare vittima anche lui. Per la prima volta –e non sono più una ragazza- il mondo mi sembra volgare e ipocrita. Ho perso il gusto per la vita da single e soprattutto per le sorprese.
Elettra

E lei, cara Elettra, ha lottato con le unghie e coi denti? Direi di no. Se, da una parte, ben presto apparirà chiaro anche a lei che ha fatto benissimo, dall’altra mi viene voglia di chiederle un po’ di rispetto per la rivale. Perché la signora non le ha fatto proprio nulla. È stato il suo uomo a tradire entrambe. Spero che mi abbia scritto nel momento di grande confusione e di lutto immediatamente successivo all’abbandono (che, non mi stancherò mai di ripeterlo, è una grande perdita e quindi richiede un tempo di elaborazione non breve). Quando si rileggerà capirà da sé che la sua rivale ha sicuramente una personalità volitiva, ma non è necessariamente un’arpia; che il suo insegnante –non privo di esperienza, lo ha scritto lei- ha tutta l’aria di un piccolo parassita che ha trovato un nido caldo, accogliente, sicuro e lussuoso; che la vita da single non è un rifugio ma –in alcuni casi- un privilegio; che forse il suo è soprattutto orgoglio ferito per via della differenza d'età. Riprenda la sua vita avventurosa: se davvero non aveva ancora scoperto gli aspetti volgari e ipocriti della nostra società, è abbondantemente ora di affrontarli. E mi raccomando, cominci a leggere almeno un quotidiano troverà ben altre volgarità e ipocrisie.

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di Antonella Viale

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