Magazine Venerdì 21 dicembre 2001

Seconda uscita per Pedane Mobili

Andrea Adriatico
: riflessi teatri di vita

di Stefano Casi
Editrice Zona, 2001

L’anno scorso avevamo parlato del , il primo volume della collana Pedane Mobili, ovvero Quaderni per la ricerca teatrale. Di fronte alla nuova pubblicazione (presentata a Genova a novembre, con il protagonista Andrea Adriatico, in occasione del suo spettacolo L’auto delle spose) si ha il conforto di vedere la collana prendere forma e confermata l’idea di pubblicazioni che sono testimonianza di un passato teatral-artistico recentissimo.

Entrambi i libri hanno la copertina lucida con una foto di scena.
Entrambi si aprono con un racconto per immagini senza parole che è il primo capitolo.
Entrambi dedicano il secondo capitolo agli spettacoli e un’appendice ai materiali, in cui rintracciare frammenti originali (testi, note di regia, scritti vari, programmi di sala) delle poetiche teatrali fin lì raccontate in terza persona.
Ci sono anche delle differenze. Il Teatro del Lemming è scritto a quattro mani, (da Franco Vazzoler, curatore della collana, e Marco Berisso), e parla di un gruppo.
Andrea Adriatico : riflessi Teatri di vita è scritto da uno dei molti allievi di Adriatico, (Stefano Casi), ed è una precisa biografia artistica che, spettacolo dopo spettacolo, segue lo strano percorso di un autore che schiva e rifugge l’autorevolezza, usa il teatro come luogo per il dialogo di diversi linguaggi artistici ed espressivi, e spiazza continuamente lo spettatore con trucchi arditi e scarsamente riconoscibili.

Il lavoro di osservazione di Casi è molto preciso e già documento storico, specie per i primi spettacoli di Adriatico per i quali aveva scelto di non comparire nella locandina, oppure era indicato solo come collaboratore o ancora citato ma sotto pseudonimo. Di ogni spettacolo c’è un ritratto il più possibile oggettivo che attraverso la parola tenta di essere fotografia fedele di quello che è stato. Graficamente queste parti sono in un carattere più piccolo, che rende la lettura più ardua, ma alla fine lo sforzo viene appagato. La giovane, rapida e felice carriera di Adriatico è una corsa che Casi ci propone con esattezza, qualche lirismo, ma in generale con un sano distacco, che non celebra e forse proprio per questo affascina.

Il titolo del volume è composto da tre parti “ Andrea Adriatico”: nome del protagonista, nato attore e divenuto didatta e regista; “:riflessi” che indica la prima compagnia fondata da Adriatico nel 1991. Un nominativo minuscolo e quasi scherzo grafico - da leggere “due punti riflessi” - preso in prestito dall’eclettico artista dal titolo del romanzo di esordio di Aldo Palazzeschi; quindi “Teatri di vita”. E siamo arrivati alla terza parte del titolo del libro: è il marchio sotto il quale Adriatico, già direttore artistico di uno spazio, diventa produttore.

Le molte facce del mondo teatrale (nel senso figurato e letterale dell’espressione), ricco di competenze diverse, di immagini, di intense e fugaci collaborazioni, in una parola, di un mondo mimetico fatto di tante voci è ben rispecchiato da questi primi due volumi della collana. A rendere dinamico, e non piatto, il difficile compito di ricostruire storie spesso frammentarie, approssimate e scarse nei documenti, entrambi i volumi presentano tre principali blocchi di testo. Riconoscibili per la posizione sulla pagina, così come per la grandezza del carattere, sono: il discorso principale, gli incisi in cui si dà una descrizione oggettiva di ogni spettacolo, ed infine le note. Come tre voci, con tre diverse funzioni, di un testo drammatico, queste tre dattilo-grafie parlano ognuna da un punto privilegiato d'osservazione: la scena, la platea o il dietro le quinte, creando un dialogo costruttivo che dà corpo alla storia.

www.editricezona.it


www.teatridivita.it

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