Mostre Magazine Museo di Sant'Agostino Giovedì 13 dicembre 2001

Matthew Spender a Sant'Agostino

Magazine - «Ho sempre immaginato che la vita lo avesse spinto verso i colori, la terracotta, il legno, come si spinge un bambino nell'acqua e lui è costretto a inventare il nuoto per non affogare. Per questo pittura e scultura, per lui, sono davvero questione di vita o di morte». Con queste affettuose parole Bernardo Bertolucci presenta , scultore in pietra e legno, plasmatore di cristalline figure in terracotta, pittore e – come se non bastasse – figlio di un , come pure il regista italiano.

Ma soprattutto, e qui sta l’interesse per i genovesi, protagonista dell’interessante personale in corso al . Un museo di sculture, ripopolato da un’ottantina di lavori di questo scultore contemporaneo che ama mettersi in relazione col passato. E infatti l’occasione della mostra, curata da Franco Sborgi, è l’omaggio al monumento a di Giovanni Pisano, anche lui – come ormai Spender – “scultore toscano”.

Già nel 1967, ventiduenne, Spender si è infatti trasferito con la moglie a Gaiole, nel cuore del Chianti, restando affascinato da quei panorami che hanno stregato intere generazioni di inglesi. E scrivendoci persino che ha venduto tantissimo.
La sua arte nasce qui: «le mie statue», ricorda “Matteo”, come ormai si fa chiamare, «nascono doppiamente dalle colline che mi circondano: sono create dall'argilla che si trova sotto; e la forma della collina stessa, plasmata da generazioni di artigiani della terra, con la schiena piegata come l'arco, si ritrova nelle curve delle figure che faccio».
Non per nulla uno dei suoi riferimenti è l’arte “primitiva” di , uno che amava dire «gli etruschi facevano le loro sculture come facevano il pane». E non per nulla Bernardo Bertolucci ha voluto le sue statue per lo studio d’artista ricostruito sul set di Io ballo da sola.

Le opere esposte a Sant’Agostino sono quasi tutte in legno, materiale cui negli ultimi anni si è rivolta la ricerca artistica di Spender, preferibilmente pioppo o cedro del Libano, colorato. Le forme evocano longilinee figure femminili, «mani delle dite grosse, doriche, teste di donna con i capelli sospesi in aria a metà di un movimento pietrificato, fregi per un Partenone toscano», sottolinea ancora una volta Bertolucci. I modelli in terracotta popolano il cortile esterno: forme che ricordano le sculture primitive, dai lineamenti appena marcati.
Una chiave di lettura? Le parole dello stesso artista: «contrasto fra superfici semplificate quasi fino al generico e irritazione pungente di piccoli dettagli quotidiani».

L’esposizione è visitabile fino al 3 febbraio 2002.

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