Magazine Domenica 9 dicembre 2001

«Vivere stanca»

Quando muore uno scrittore che si ama, la prima cosa che si pensa è: «non scriverà più, non avrò più il piacere di leggere le sue splendide storie, sempre dalla parte dei diseredati, dei borderline, di coloro che sono stati sfiancati dalla vita. Mi mancherà molto».
Questo ho pensato l’anno scorso, quando è precocemente mancato , l’autore della trilogia noir di Fabio Montale, Casino Totale, Churmo e Solea, del capolavoro struggente e delicatissimo Il Sole dei morenti, e del bel romanzo Marinai perduti.

E invece c’è una sorpresa in libreria. Una raccolta postuma di racconti, Vivere stanca, pubblicata da E/O. Racconti usciti anni fa in Francia su riviste, raccolti e pubblicati insieme nel 1998, solo adesso tradotti da noi.
Piccoli capolavori, troppo brevi. Cento pagine scarse, comprese le immagini, la voglia di rallentare la lettura, di indugiare su ogni lettera, su ogni frase, per non farli finire. Racconti dove Izzo ha condensato il suo mondo: la crudeltà terribile della vita, Marsiglia rifugio degli esiliati che accoglie barboni, immigrati e poveracci. L’incapacità degli uomini di amare e di capire, la violenza e il razzismo. Racconti dove l’autore si schiera senza riserve dalla parte di chi non ha niente, di chi soffre e fa fatica, con il coraggio e la franchezza che appartengono da sempre a questo scrittore. Piccoli quadri di vite a perdere, «Per Gerard i moli erano tutta la sua vita. Aveva vissuto sempre lì. In quai de la Joliette, sopra al bar dell’Espérance. E lì aveva lavorato. Come suo padre. Scaricatore».
Dolori e poesia, finali amari che sono un pugno nello stomaco, barlumi di speranza, una sorta di testamento postumo indignato e straziante. Amori che finiscono prima di cominciare: «Un uomo perduto, pensò lei. Una donna perduta. Perdere e perdersi, è questa la vita?».

Sette racconti, uno, Al Lume di Luna, che forse è uno dei più belli che io abbia mai letto, carico della voglia di ribellarsi all’ingiustizia e alla falsità borghese, alle vite segnate per renderci consumatori, individui addormentati senza coscienza e senza coraggio, incuranti, anzi complici, del dolore degli altri: «Dire sì è già compromettersi».
Se non conoscete Izzo comprate questo piccolo libro, sarà l’incontro con un grande scrittore, se lo conoscete e lo amate come me, correte in libreria, ammiratelo e annusatelo, lasciatevi incantare da questa sorpresa prima di leggerlo. È brevissimo, è vero. E costa abbastanza. Forse è un’operazione furba della casa editrice, visto il successo dello scrittore e visto che stanno girando il film tratto dalla trilogia dell’investigatore Fabio Montale.
Ma quello che troverete fra queste pagine non vi abbandonerà più. Ha un valore inestimabile. Come questa citazione, che Izzo prende da Rilke e fa dire a una delle bellissime figure di donne che descrive nelle sue pagine: «Ogni torpido tornante di questo mondo genera figli diseredati ai quali nulla di ciò che è stato, nulla di ciò che sarà appartiene»
di Francesca Mazzucato

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