Weekend Magazine Martedì 14 novembre 2000

L’Annunziata

Io preferisco entrare dalla porticina di destra, perché così l'impatto è ancora più potente. Ti chiudi la porta alle spalle e fai appena in tempo a percepire una luce che taglia l'atmosfera e si spacca in mille riflessi dorati. Poi abitui gli occhi e metti a fuoco: sono ghirlande, puttini, rilievi, cornici. In oro, ovviamente, perché questa è la chiesa più ricca e fastosa di Genova.
Infatti, nonostante sia dal 1508 una basilica francescana, l'Annunziata fu posta sotto il giuspatronato dei Lomellini, ricchissima famiglia che prosperava sui commerci di corallo. Furono i soldi che i Lomellini profusero fra XVI e XVII secolo a trasformarla nello scrigno barocco che oggi ci appare, oro, affreschi e rivestimento marmoreo.
Quest'ultimo è decisamente degno di nota, pur al semplice livello di buon magistero artigianale: marmi bianchi di Carrara, rossi di Francia, diaspri gialli, mischi violacei e alabastri si rincorrono in tasselloni, quadrature, balaustre e colonne.
Il resto della decorazione conserva almeno due chicche: l'importante cupola di Andrea Ansaldo, rimaneggiata con gusto già rococò da Gregorio de Ferrari nel 1705, e la strepitosa organizzazione illusionistica del presbiterio, ideata da Giulio Benso. La fusione fra pittura, prospettiva ed elementi architettonici abilmente deformati giunge qui al virtuosismo di ricreare un ambiente a tre piani con due ali laterali.
Fra le tele che ornano gli altari delle cappelle di destra se ne segnalano due, entrambe di un Domenico Piola in buona vena: Annunciazione (1679) all'ultima cappella, e San Tommaso d'Aquino, nella terza. Molto importante è anche l'Ultima cena del Procaccini, in controfacciata, fra i capolavori del lombardo. Grande risalto infine acquistano i gruppi lignei del transetto, uno di Pellé - dotatissimo seguace di Puget - e l'altro del Maragliano, rispettivamente a destra e a sinistra. Il bel crocifisso all'altar maggiore è del Ponsonelli.

Oggi al cinema

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