Maddalena Crippa al Duse - Magazine

Maddalena Crippa al Duse

Teatro e Spettacoli Magazine Teatro Duse Martedì 4 dicembre 2001

Magazine - Sboom
Canti e disincanti degli anni '60 e dintorni
regia Cristina Pezzoli
con Maddalena Crippa, Alessandro Nidi (pianoforte), Elio Baldi Cantù (tastiere, basso, sax tenore), Giuliano Nidi (contrabbasso, batteria), Samuele Marlieri (sax contralto, clarinetto), Ivan Calestani (fagotto, tastiere)
arrangiamenti Alessandro Nidi
scene Nicolas Bovey
luci Mario Loprevite
costumi Fendissime


Successo di pubblico indiscusso. Canzone dopo canzone, si bisbigliano tra le poltrone, solo parole di plauso per l’atletica Maddalena Crippa. Non ci sono dubbi, sulla scena per ben due tempi, l’attrice ammalia gentil donne e accompagnatori in egual misura, facendo abile gioco di una androginia perfetta e accattivante.

Sboom è uno spettacolo musicale. Gli anni sessanta ne sono il centro tematico su cui le storie cantate e narrate parlano della realtà italiana del “boom”, che Zavattini ridefinì “sboom” per l’appunto.
Sullo sfondo si alternano fondali colorati, sulla fissità delle sagome nere e spesso poco meno di figurine dei musicisti.
Al centro di tutto, Maddalena.
Mascolina attrice dalle forti doti fisiche e istrioniche, si permette cambi di maschera a comando su un viso che piange e ride come una caricatura greca. Il corpo, altrettanto agile, gesticola, balla, e produce le didascalie iconiche ai racconti.

È il secondo viaggio musical-teatrale della Crippa, dopo “Canzonette vagabonde”. In questa serata un po’ demodé, un po’ revival, un po’ memoria storica si alternano le voci delle “canzonette”: Tenco, Jannacci, Conte, De André, Guccini ordinate in modo “un po’ blasfemo” - come ammette la regista sul programma di sala - di Pasolini, Zavattini, Loi, Testori, Mastronardi. È un graduale risalire la china di un'epoca che ha fatto storia, attraverso la leggerezza della musica e la gravezza di momenti drammatici come Piazza Fontana. Al Centro Milano e il Nord con i dialetti locali e quelli d’immigrazione, le storie delle fabbriche e delle classi sociali e politiche in antagonismo, ma anche quelle più prettamente emiliane dell’amore per la bicicletta, del suo uso, oppure quelle più romantiche di amori impossibili come quella tra la Rina e il Carlo Villa.

Dopo un primo tempo bilanciato, nel secondo tempo la leggerezza delle canzonette al fianco di tematiche dure e sofferte, come i “terrun” e i loro drammi, o la bomba del ’69, suonano male le corde emotive e sanno di strumentale, perdendo di impatto.
Le capacità tecniche della Crippa restano in alcuni punti un po’ troppo esercizio da palestra, che produce un effetto immediato corretto, ma che non convince. Il quintetto musicale, sugli ottimi arrangiamenti di Alessandro Nidi, è preciso sostegno all’intera performance. A guadagnarci sono le melodie stranote riproposte con originale onestà e grande brio.

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Fino al 10 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Duse
Nelle foto Maddalena Crippa con un costume di scena

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