Magazine Lunedì 3 dicembre 2001

Alessandro Natta, un frate comunista

Un uomo schivo che non parlava volentieri, tanto meno ai giornalisti. Alessandro Natta è scomparso da poco e Daniele La Corte ha mandato in libreria un ritratto dell’uomo politico imperiese Alessandro Natta il semplice frate (Privitera editore, pg.201, Lire 28.500). Il volume è stato presentato lunedì 3 presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti, a Genova.
“Stiamo aprendo un sito internet dell’Ordine –ha detto il Presidente Attilio Lugli – un occasione di confronto per i colleghi, un luogo di discussione aperto a tutti. Per questo siamo contenti oggi di ospitare la presentazione del libro di Daniele”.
La Corte, scrivendo il testo, ha cercato di parlare del Natta uomo, come ha avuto modo di conoscerlo nella sua attività di cronista. “Gli ho fatto tante interviste. Lo sentivo vicino, quasi come se fosse un padre, anche se io non sono mai stato comunista -ha raccontato La Corte-Natta era ateo, ma era meglio di tanti cattolici”. L'ex segretario del PCI diceva spesso: “io sono e voglio essere fino alla morte un semplice frate”: infatti questo titolo è stato scelto proprio per mettere in evidenza il suo stile di vita.
Nel 1987 quando era segretario del PCI, Natta ha partecipato alla Marcia della pace ad Assisi e, in quell’occasione, aveva voluto incontrare i frati francescani che da lì a pochi giorni sarebbero andati in visita da Reagan e Gorbaciov.
La Corte racconta come fosse difficile per i giornalisti avvicinarlo, anche nella sua Imperia. Uno schieramento di poliziotti "romani" lo proteggeva dalla mattina alla sera. Il cronista La Corte lo convinse con questa battuta: “Sono un operaio della penna, se non mi concede un’intervista mi procura dei problemi”. Natta non amava parlare di politica in pubblico.
Quando La Corte stava raccogliendo informazioni per scrivere un libro sulla Resistenza, trascorse molto tempo con Natta e raggiunse un certo livello di confidenza, tanto da domandargli se poteva scrivere una biografia. Natta rispose secco: “Hai voglia di scrivere delle belinate?”. Da buon ligure, non si smentiva mai.
Poi il politico schivo si lasciò andare e raccontò al giornalista tanti aneddoti sui suoi compagni comunisti: “Amendola e Pajetta erano i due più incazzati. Anche se tutti i compagni lo erano perché era duro stare sempre all’opposizione”. Oppure: “Breznev mi faceva paura”, raccontò una volta Natta, “sembrava finto”.
La lunga storia d’amore tra Natta e la moglie Adele nacque sui banchi di scuola. Lui faceva le magistrali perché una legge di Mussolini permetteva agli studenti maschi di non pagare le tasse. I genitori non navigavano nell’oro e poi i figli dei macellai non erano ben visti al Liceo Classico.
Nel 1908 il futuro duce, maestro a Imperia, entrò nel loro negozio per comprare della frattaglie. E la famiglia Natta quell’episodio se lo ricordava bene. Ultimo di cinque figli, Alessandro nacque quando i genitori avevano più di quarant’anni.
Esistono dei quaderni scritti dall'ex-leader del PCI, li custodisce la figlia. Sono completamente inediti. Li potremmo mai leggere? Daniele La Corte spera di sì.


www.mentelocale.it aveva intervistato Alessandro Natta pochi giorni prima della sua morte: .

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