Concerti Magazine Sabato 1 dicembre 2001

Genova libera per De André

Sul palco del Carlo Felice e sul maxi schermo di Piazza De Ferrari un concerto per De André, Via del Canto. Ad aprire la serata Dario Fo e poi Max Manfredi, cantautore genovese, ieri sera direttore artistico nelle vesti di padrone di casa, «Se qualche tempo fa, mi avessero detto che avrei presentato questa serata, gli avrei detto di farsi meno canne». L'aplomb genovese non è acqua, e in piazza la gente applaude, pronta a godersi la serata. In molti si siedono per terra, altri, in piedi, si scaldano danzando.

Musica in nome della libertà, di valori che occorre tenere sempre ben presenti e che spesso, ed è quasi inutile ricordarlo in una città che ha vissuto i drammatici giorni del G8, vengono calpestati. La pace e la guerra, la giustizia e i popoli, si parla di questo. Ed è su questi temi, così tante volte cantati anche da Fabrizio De André, che la serata prende forma. Sul palco si susseguono, con le loro voci e i loro accordi, musicisti come Enzo Jannacci, Eugenio Finardi, Beppe Gambetta, Antonella Ruggero, Vinicio Capossela, Ruggeri, Umberto Bindi, Cristiano De André, Francesco Baccini, Loredana Berté, Kaled...e teatranti come Claudio Bisio, Valerio Mastrandrea, Dario Fo, Franca Rame e le genovesissime iene Luca & Paolo.

Sul fondale del teatro, che si trasforma in schermo, scorrono immagini-simbolo di libertà e poi appare in video il Subcomandante Marcos, il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù, il Dalai Lama e Gino Strada, direttamente dall’Afghanistan, mentre Don Gallo commenta dal vivo, grintoso come sempre.

In scena entrano anche i cinque giovani vincitori del concorso , Andrea Maffei e il gruppo Spritz Band, Palco Nudo, Filipppo Crosio, Edgar Café e Fabrizio Casalino. Si esibiscono con un pezzo a testa e si beccano gli applausi dei fan tenuti al fresco e di quelli in platea.

E intanto la gente in piazza parla, ride, ascolta, canta, guarda il maxi schermo, strano connubio tra camion e cinema. Ed io non resisto, e mentre tutto accade, mi butto a pesce su chi è lì. «Bella questa serata per De André, penso che si potrebbe fare una cosa del genere anche per Raffaella Carrà», Julio è un giovane basco un po’ cinico, specialmente quando mi dice che la soubrette è tra i finanziatori dell’Eta, il braccio armato degli indipendisti baschi, e poi continua «Sono contento di non essere in teatro a godermi lo spettacolo, qui si possano fare un sacco di cose e non annoiarsi». Sembra, comunque, che la serata gli piaccia, ed è contenta anche la ragazza che gli sta accanto che adora la musica dei cantautori genovesi e mi cita un verso di Bonfanti: “Ci faremo il culo tondo, noi che vogliamo cambiare il mondo”.
E nel mio tour tra i presenti scopro che c’è chi si lamenta per l’audio, «Già l’impianto lascia molto a desiderare», mi dice un signore sulla sessantina, infreddolito ma impavido, «e poi sono riusciti ad aggravare la situazione spegnendo la fontana solo a metà concerto». E c’è chi pensa che all’evento non sia stata abbastanza pubblicizzato, «Nessuno lo sapeva, è per questo che non c’è tanta gente».

Se ci fosse Fabrizio...si sente dire in giro, o se almeno tutti avessero cantato le sue canzoni...Alla fine, dopo quattro ore di concerto, i superstiti sfiniti ballano sulle note delle più belle canzoni del cantautore genovese, e sullo schermo appaiono le immagini della sua vita. Il volto bambino, i genitori, i compagni di scuola, gli amici di sempre, la sua donna, i suoi figli…Immagini che scorrono, scelte dal fotografo e critico musicale Guido Harari, bellissime. E si ritorna a casa.

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