Concerti Magazine Lunedì 26 novembre 2001

Eros Ramazzotti in stile libero

Magazine - Sabato sera, 24 novembre, ore 21. Al Palasport, alla Foce ventosa di Genova.

Il pubblico prende posto sugli spalti, le tribune. I veri appassionati, però, stanno in piedi, a ridosso del palco. Per scattare qualche foto posso passeggiare nel corridoio che transenna la folla. Privilegio valido soltanto per le prime tre canzoni.

Le luci si spengono. Puntualissimo, Eros Ramazzotti compare sulla scena. Dove c’è musica riscalda subito l’atmosfera. E “dove c’è musica”, penso, c’è sempre qualcosa di più.
Spalle al cantante, osservo per un attimo il pubblico urlante. Sorrisi, gioia, bandane intorno alla testa, cuori colorati che lampeggiano nel buio, braccia alzate che iniziano ad agitarsi nell’aria, occhi che luccicano.
Via il maglione a righe, Eros inizia a scaldarsi anche lui. Rimane in T-shirt – una stella gialla sul petto –, jeans rigorosamente Armani, scarpe da ginnastica che si allaccia ritualmente.
Un “giovane grande” di oggi, un mio coetaneo, che seguo dai tempi del successo sanremese di Terra promessa. La canta in coro con il pubblico, in un crescendo che coinvolge tutti.
Il maxischermo rimanda l’immagine ingrandita di lui, concentratissimo, sempre più professionale. Mano sinistra aderente alla cuffia, microfono nella destra, occhi semichiusi, sguardo centrato su se stesso, voce estremamente modulata, quel suo modo nasale di cantare che tanti, invece, odiano.
L’ho sempre difeso, penso, e lo confermo. Si può anche essere etichettati come non estremamente impegnati (fuori moda, forse?), ma i messaggi apparentemente semplici penetrano forse con più efficacia. E l’amore non è mai semplice.

Sulla traccia dell’ultimo album, Stile libero, liberamente Eros si reinterpreta. E ancor mi chiedo: …«dove vai quando non sei con me… tu non sai quello che sto passando»… Fluttuano immagini digitali di quelle che «sono soltanto ombre e niente più / quelle che io vedo intorno a te / quando non sei con me, non sei con me». Immagini che si liquefano ondeggiando, immagini che trasmettono brividi, fredde nella loro tecnica. Poco in armonia con lo spirito di Eros, quello «spirito degli alberi» che «si muove con le nuvole… carezza fiumi limpidi / in cerca della vita e i suoi perché».

L’assolo di chitarra è un pezzo di grande maestria ed emozioni, che scatena letteralmente gli entusiasmi. Eros dona raffinatezze al suo pubblico interrompendo il ritmo, inventando, variando tra swing e jazz, ricercando effetti vocali. Come quando interpreta il dialogo scherzoso con il pianista, divenendo l’uno voce, l’altro tastiera, sulle note di Adesso tu.

Ramazzotti sollecita i presenti alla campagna contro l’AIDS – «è importante» –, che sarà celebrata il 2 dicembre allo Stadio Luigi Ferraris. E ripete sempre: «Grazie, Genova!». Sebbene accenni a una polemica sulle città italiane che, come il capoluogo ligure, non sono ancora dotate di un Palazzo della Musica degno del nome.
Ma il pubblico lo è, degno del nome, e non si lascia troppo pregare nel cantare brani di cui conosce a memoria i testi.

La delicatezza della poesia di Hermann Hesse che ispira Favola. La dichiarazione “programmatica” di Musica è. L’allusione ai fatti della storia ne L’ombra del gigante. La passione del brano dedicato alla moglie Michelle Hunziker, Fuoco nel fuoco. Il sogno de L’aquila e il condor, sulle cui ali «volava il nord insieme al sud del mondo». La «malattia di vivere», da punire vivendola, Più che puoi.

Alla fine, «a farci compagnia… c’è ancora gente / quelli vicini come noi» – e qui Eros sottolinea, con i gesti e con la musica, il significato di quell’«umanamente» che fa seguire, staccato, alle parole, leggero e pesante, lieve e profondo. Subliminale. Appartenenza.

Ora sì che respiro profondo.
Apro le mie braccia al mondo. Abbraccio tutto quello che ci sta.
Tutta l’emozione che ci sta.

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