Magazine Domenica 25 novembre 2001

L'arte come merce

Pubblichiamo Arte come merce, paragrafo iniziale del saggio Sopra l'avanguardia, da Ideologia e linguaggio di Edoardo Sanguineti.
Del libro, uscito per la prima volta nel 1965 presso l'editore Feltrinelli, viene oggi proposta una nuova edizione rivista e ampliata, curata da .


L’etimologia strutturale dell’avanguardia è stata perfettamente additata da Benjamin nella sua descrizione del contegno di Baudelaire sul mercato letterario (Angelus Novus, pp. 129-138 ecc.): la prostituzione ineluttabile del poeta, in relazione al mercato come istanza oggettiva, e al prodotto artistico come merce. Il che spiega bene perché l’avanguardia sia un fenomeno che, mentre presenta analogie con circostanze storiche di altre culture, dimostra poi di essere, nella sua configurazione ultima e profonda, come ciascuno sa, tutto romantico e borghese (Benjamin, appunto: “Le rivalità personali tra i poeti sono, naturalmente, di data antichissima. Ma qui si tratta proprio della trasposizione di queste rivalità nella sfera della concorrenza sul pubblico mercato. È questo, il mercato, e non la protezione di un principe, che si tratta di conquistare”). Tale prostituzione illustra chiaramente il doppio movimento interno all’avanguardia. Questa esprime infatti, insieme e proprio con i medesimi gesti, anche ove ne abbia imperfetta coscienza, o nessuna coscienza affatto, l’aspirazione eroica e patetica a un prodotto artistico incontaminato, che possa sfuggire al giuoco immediato della domanda e dell’offerta, che sia insomma commercialmente impraticabile, e il virtuosismo cinico del persuasore occulto che immette nella circolazione del consumo artistico una merce capace di vincere, con un gesto sorprendente e audace, la concorrenza indebolita e stagnante di produttori meno avvertiti e meno spregiudicati. Quando costoro accusano di immoralità e di insincerità l’arte d’avanguardia, in realtà lamentano, con nostalgia artigianale, o con complesso piccolo-borghese, o con arretratezza classicamente capitalistica (e perciò, ad esempio, inadeguata al livello commerciale imperialistico), o, come si suol dire, neo-capitalistico, una forma di concorrenza, che appare, ai loro occhi, sostanzialmente sleale: il tutto, naturalmente, con forti sublimazioni ideologiche e grosse coperture moralistiche.

Il momento eroico-patetico e il momento cinico, spesso perfettamente distinguibili cronologicamente, psicologicamente e persino, talvolta, esteticamente, stanno, nella verità storica, dentro un solo e medesimo istante, perché sono, strutturalmente e oggettivamente, una sola e medesima cosa: scaricare la parte del cinico sopra un mercante futuro, piuttosto che sopra un mercante prossimo, è operazione che non modifica l’essenza della cosa, e non rende per nulla più innocente e leale il sistema complessivo che garantisce l’esistenza del prodotto, la sua stessa possibilità di configurarsi nella sua forma specifica, di comunicazione estetica.

di Donald Datti

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