Torna il Théâtre de la Mezzanine - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Giovedì 22 novembre 2001

Torna il Théâtre de la Mezzanine

Trésor Public
Théâtre de la Mezzanine (Francia)
scenografia e scrittura scenica Denis Chabroullet
interpreti Sandy Albertelli, Claire Allouchery, Stéphanie Auberville, Armelle Després, Valérie Crouzet, Karine Girard, Jean Pierre Hutinet, Julie Nancy, Marie-Pierre Pirson, Jean Claude Renard
manipolazioni Cédric Albertelli, Démis Boussou, François Gourgues, Pierre Malige, Cécile Maquet
scrittura musicale Roselyne Bonnet des Tuves
assistente alla regia Cécile Maquet
scene François Gourgues, Thierry Grasset
luci Franck Rondepierre
suono Eric Pottier


al Teatro dell’Archivolto
venerdì 23 e sabato 24 novembre, ore 21

“Si tratta di una scena mutevole. Più complicata di quella di La transhumance des riens. Quello che conta è il ritmo”.

Così in breve Denis Chabroullet ci racconta le differenze tra Trésor Public e lo spettacolo dell’anno scorso Leggi l'articolo . Denis è un personaggio solare, di quelle persone che anche senza muovere la bocca sorridono. Gioviale, ma non chiacchierone, Chabroullet è un uomo bambino: l’uomo realizza i sogni, che solo la logica spensierata del bambino si sa inventare. Dalla sua infanzia e adolescenza trae ispirazione per le sue storie, “sono utensili”, dice, “da dove attingo l’amore per le macchine e per la creazione, che sono tipicamente infantili”. Questo secondo spettacolo della compagnia Théâtre de la Mezzanine nasce in opposizione e in dialogo con il precedente La transhumance des riens. Se nel primo si voleva parlare di coloro che non hanno e non sono niente, questo vuole invece rappresentare i ricchi, i borghesi, quelli che possiedono.

Seconda e conclusiva parte di un dittico, Trésor Public è ancora uno spettacolo senza parole. “Sono 10 anni che lavoriamo senza testo”, spiega Chabroullet, “Perché per me non ha più senso opporre la letteratura alla non-letteratura. C’è stato un momento in cui ero stufo di fare il teatro. Avevo scritto un testo e i miei attori lo stavano provando. Non mi piaceva. Una mattina mi svegliai e decisi di buttare il testo. Feci portare sulla scena 5 tonnellate di sabbia. Misi la musicista di fronte alla collinetta, insieme a Cécile (Maquet, la sua assistente alla regia) nascosi degli oggetti nella sabbia. Un soldato della grande guerra, che è ancora con noi, una motocicletta, una bambola di gomma... Subito in scena succedeva qualcosa di drammaticamente profondo e significativo. Da allora ho ritrovato il piacere di fare il teatro. Oggi lo faccio ancora e spero che le cose vadano avanti e che magari un giorno faremo l’opera. Quello che vi auguro è che realizziate i vostri sogni, il resto non importa.”
Applauso.
Ad incontrare Chabroullet c’è un pubblico raccolto, di giovani del Dams e di una piccola rappresentanza del fedele pubblico dell’Archivolto. Con un sottofondo di voci francesi, che trasloccano e montano la complessa scenografia sul palco del Teatro Modena, Chabroullet racconta la sua storia. “Non è una storia straordinaria. E’ una storia semplice la nostra fatta anche di persone che se ne sono andate, sbattendo la porta. Di amori e di drammi”.

Dalla storia della compagnia, nata 22 anni fa, allo spettacolo, le parole di Chabroullet intrecciano due realtà indissolubili che parlano di una squadra affiatata, che lavorando e vivendo insieme pensieri ed emozioni, costruisce con lui gli spettacoli. “All’inizio eravamo sei o sette e io lavoravo di notte per pagare il teatro”, racconta Chabroullet, “Oggi di quelli dell’inizio ne sono rimasti tre o quattro gli altri ci hanno raggiunto cammin facendo”.

Poi arriva una domanda: dal punto di vista della percezione, è più difficile per lo spettatore assistere ad uno spettacolo senza testo? “E’ diverso. Lo spettatore ideale del nostro spettacolo non ha lo stesso statuto. Deve accettare di non avere il supporto letterario. Di essere in pericolo. Uno spettacolo senza parole per il pubblico può anche essere un incubo.” Al suo fianco Cécile aggiunge “Non bisogna cercare un senso immediato in quello che vedrete”.

Un consiglio, un augurio per uno spettacolo da non perdere sia per chi c'era l'anno scorso che per quelli che se lo sono perso: più ricchi i primi meno poveri i secondi, alla rovescio rispetto al dittico.

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