Magazine Domenica 18 novembre 2001

Facce da leggere e da viaggiare

Se volete sapere qual è la strada più breve per arrivare a Cerignola non consultate l’Atlante del Novecento, edito da Piero Manni a cura di . Perché sfogliandolo potrete al limite (e non è poco) capire come si sia potuti arrivare a Tiziano Scarpa partendo da Italo Svevo e passando per Marinetti e Montale.

L’atlante in questione è infatti un agile volumetto che raccoglie tutti i personaggi che hanno fatto la storia letteraria del secolo passato. Il tutto a giudizio di Edoardo Sanguineti. Giudizio non insindacabile, visto che il poeta genovese ammette un fondamento di soggettività nella scelta dei 74 nomi e invita al dialogo con il lettore. Il libro si compone di una quarantina di pagine introduttive, nelle quali possiamo leggere il dialogo tra il curatore e l’autore. Il quale spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere uno scrittore piuttosto che un altro. Non analizza nome per nome tutte le scelte effettuate, ma indica una chiave di lettura.

Che poi, di lettura non si tratta. Infatti, esaurita l’introduzione dialogica, il resto del volume si compone di foto, tutte rigorosamente in bianco e nero, non tutte bellissime, non tutte di pregio artistico. Si comincia da Corrado Alvaro e si finisce con Cesare Zavattini, in rigoroso ordine alfabetico. Un album fotografico, in fin dei conti, ma anche un atlante vero e proprio. L’opera di Sanguineti è infatti permeata dell’idea del viaggio (le sue poesie si presentano spesso come note di viaggio), inteso come “errare”, nel duplice significato di vagare e sbagliare. In poche parole, qui il poeta ricostruisce un personalissimo Laborintus di facce e scritture. Fornisce al lettore la più semplice delle chiavi interpretative, l’ordine alfabetico, appunto, dietro al quale si cela tutto l’intrico di relazioni che il lettore stesso deve ricostruire. In questa opera di ricostruzione sta il dialogo tra autore e lettore di cui si diceva.

L’idea di partenza, spiega Sanguineti, è quella di vedere il ‘900 come il secolo delle avanguardie, intese non solo come movimenti, ma come generica tensione a superare le istanze ottocentesche. In pratica, l’estetica romantica filtrata dall’esperienza del Decadentismo. Per questo non compaiono autori come Pascoli e D’Annunzio, che quelle istanze portano a compimento, mentre viene dato rilievo a figure considerate marginali o a studiosi che non hanno avuto a che fare direttamente con la letteratura. Si spiegano così le presenze di Vittorio Lanternari e di Giulio Carlo Argan, o quelle di Papini e del misconosciuto poeta genovese Vittorio Reta.

Un libro che non è solo un divertissement né un’antologia tradizionale. Piuttosto un breviario per cercare di analizzare il percorso della cultura letteraria e mandare a mente qualche faccia che non sia quella di Britney Spears o di Cesare Cremonini dei Lunapop.
di Donald Datti

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