Antonio Pedretti a Palazzo Orsini - Magazine

Mostre Magazine Sabato 17 novembre 2001

Antonio Pedretti a Palazzo Orsini

Magazine - Inaugurazione sabato 17 alle 18.

Nella foto in alto un lavoro dei Pedretti.

Antonio Perdetti, uno dei più importanti pittori di paesaggio attualmente operanti, porta a Genova, allo Show room Telemarket di Palazzo Orsini, le opere che ripercorrono gli ultimi anni creativi della sua carriera.
Per i suoi dipinti, Pedretti ha scelto di rappresentare i paesaggi lacustri della campagna lombarda, fatti di colori declinanti e soffusi, ma trasfigurati dal sogno e dalla memoria, che hanno dato vita ad opere ormai famose come le "paludi".

Recentemente, Pedretti ha intrapreso un viaggio in Amazzonia (in occasione di una serie di mostre in Brasile), orientandosi verso una nuova elaborazione del colore. L’elemento figurativo viene gradualmente inghiottito dalla pittura astratta, attraverso un procedimento inverso a quello che aveva percorso una ventina d’anni fa, quando, dopo un’esperienza informale, si era orientato verso la realizzazione di paesaggi. Come accade all’uomo che s’immerge nei suoni e nei colori affascinanti e terribili della foresta tropicale (in questo senso “disumana”), così l’opera di Pedretti è tornata all’uso puro di forme e di colori, vivacemente materici, dove colature e spatolature sono le tecniche più applicate. Le forze in atto nella foresta tropicale sono immense e arcaiche, hanno misure che l’uomo può forse distruggere, ma che non può comprendere. In questo senso, il riconoscibile, il figurato, il dipinto a misura di occhio umano non è adeguato ad esprimere quelle forze misteriose. Allora la pittura diventa astratta, cerca con tutti i mezzi di raggiungere una consonanza con quelle forze. Si possono tuttavia ancora trovare, come relitti di un vecchio mondo, riferimenti ad una realtà oggettiva alla quale l’artista rinuncia con rammarico.

Più di quanto non sia per le opere delle sue “paludi” (al quale tuttavia la citazione si riferisce), questo commento di Enrico Crispolti, scritto in occasione della mostra personale di Pedretti a Palazzo dei Diamanti, si adatta perfettamente alla pittura di Pedretti nata in Amazzonia: “personalmente dove più Pedretti mi convince è quando la sua immersione vegetale palustre giunge a un livello come di effettivo smarrimento: proprio quando lo sguardo ravvicinato gli fa come perdere il controllo delle coordinate del paesaggio, e di questo è capace di restituirci il fondamento materiale, vitale, come assoluto”.

Nel suo percorso troviamo una traiettoria coerente, fra richiamo all’oggettività e attrazione verso lo smarrimento, fra ciò che si vede ed è comprensibile a livello umano e tutto ciò che forse “è lì ma sta altrove”. Lombardo d'origine, Pedretti (nato a Bardello, Varese, nel 1950) comincia la sua carriera come pittore di paesaggi e continua una tradizione paesaggistica che, partendo da Gola giunge fino a Morlotti. "Della tradizione lombarda - dice l’artista di se stesso - credo di avere ereditato lo sguardo ampio, la propensione a calarsi nella natura. I miei colori umidi, soffusi e sommessi, possono considerarsi lombardi. Nella mia pittura c'è un sentimento laico, legato alla concretezza dei processi naturali".

Non a caso Enrico Crispolti ha sostenuto che Pedretti è attaccato ai paesaggi del lago di Varese" più di quanto, forse, lo sia stato Morlotti allo spaccato delle rive dell'Adda". Ripercorrendo con la memoria l'avventura della pittura dell'Ottocento inglese e francese, è possibile tracciare una mappa dei porti da cui salpa Pedretti: dagli studi marini di Constable, ai tempestosi naufragi di Turner, dagli impasti cromatici di Courbet, alle magmatiche ninfee di Monet, la sua pittura è percorsa dalle tracce di un genere pittorico – il paesaggio – di cui Pedretti è erede e insieme innovatore.

Resta una evidente preferenza del pittore lombardo per l’ultimo di questi grandi maestri del passato, Monet, di cui egli predilige, tra l’altro, l’uso di tele di grande formato: "Una delle invenzioni di quel genio della pittura - ha affermato Pedretti - è stata proprio quella di dipingere delle tele così grandi da coinvolgere lo spettatore da ogni parte. Sino alle ninfee la pittura di paesaggio era stata concepita come veduta, come se il paesaggio fosse visto attraverso una finestra, che era la cornice. Con le grandi ninfee invece il paesaggio e la natura si materializzano intorno".

Con sempre maggiore assiduità, la pittura dell’artista lombardo ha attinto ad esperienze d’arte contemporanea: dal "dripping" di Pollock ai graffi di Hartung, la sua pittura, guardando alle avventure artistiche più recenti, ha dato al tema tradizionale del paesaggio una spiccata e personalissima modernità.

La mostra rimarrà aperta dal 17 novembre 2001 al 6 gennaio 2002.
Orari di apertura:
da martedì a venerdì, ore 10.00-13.00/15.00-19.30
sabato, ore 10.00-19.30. Domenica e lunedì chiuso.
Ingresso libero
Per informazioni 010 5761306

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