Concerti Magazine Sabato 17 novembre 2001

Il ritorno dei Negrita

Magazine - Partendo dal presupposto che i Negrita sono animali da palcoscenico e che le loro performances live sono un evento da non perdere in modo pressoché assoluto, per la carica e la tensione emotiva che riescono a trasmettere con un solo riff, mi chiedo ancora adesso come abbiano potuto reggere la reclusione forzata all'interno dei costipati ed affollati pertugi del forum della FNAC di via Venti, senza azzardarsi ad abbandonare sedie e sgabelli e volare sul (minuscolo) palco come loro solito...
Ad ogni modo, null'altro dubbio: anche senza chitarre elettriche, con una batteria in miniatura e il Mac Caesar (chitarra ritmica) invalidato da un indice gigio e perciò impossibilitato ad impugnare un qualsivoglia modello di strumento a sei corde, il loro show-case è stato un piccolo evento, un grazioso gioiello da conservare nella memoria. Battute a ripetizione fra i membri del gruppo ed il numeroso pubblico accorso, con un Pau (the voice) in ottima forma, pronto per una serata allo Zelig, graffiante e acidulo, buona esecuzione dei pezzi, grande partecipazione degli astanti, dichiarato amore per Vasco e ammirazione per Carmen Consoli... Un'ottima atmosfera.

Credo fosse palpabilissimo il filo invisibile che unisce i fans al gruppo: ammirazione, credo, passione per la buona musica, e vero e proprio affetto nei confronti di questi cinque bravi ragazzi che hanno il sigillo del rock and blues stampato negli occhi. Sono cambiati i suoni, le influenze e le soluzioni, nei sette anni trascorsi dalla pubblicazione di Negrita (1994), sono state fatte incursioni nell'elettronica (Reset, 1999), nella metafisica- azzardo (Paradisi per illusi, ep del '95), nel semplice intermezzo (XXX,1997), ma lo spirito genuino e sanguigno degli esordi ha sempre rappresentato una costante, nonostante il relativo abbandono delle prime sonorità funkeggianti. Una costante mantenuta viva soprattutto nei testi, celebrata apertamente nell'ultimo lavoro, Radio Zombie, presente nei negozi di dischi già dalla seconda metà di ottobre.

I diretti interessati hanno chiarito personalmente il concetto, ammettendo un palese ritorno ai suoni hendrixiani delle chitarre degli inizi, in alcuni dei brani nuovi come il tirato e polemico Welcome to the world («Abbiamo ucciso i nostri profeti / e dipendiamo dai deliri allucinati di chi promette soldi facili...»). Arroganti ed immediate le liriche. «Ho sbagliato per sbagliare, non perché lo dite voi / e non mi pento proprio (...) ma non mi riconosco in quello che conviene...» - Non ci guarderemo indietro mai, eseguito live e prossimo singolo, in uscita dal 23 novembre; o: «I monumenti a cosa servono? / La vera storia non la insegnano...», da Bambole, primo singolo dal nuovo cd, eseguita anch'essa dal vivo, cappellata con divertimento nei cori.

Pervasi da elettrico fervore i suoni, curati ed essenziali, senza eccessive sbavature, dominati da un'invidiabile sezione ritmica (Franky e Zama, rispettivamente basso e batteria). Grossa novità che dal live non è potuta emergere, la presenza di una sezione fiati in alcuni brani: felice abbinamento tra i filicorni della Chicago Brand Bass Section e la Stratocaster di Drigo. Ora non resta che attendere il tour, dove i cinque dottori (...ehehehehehehehe! Andate a scartabellare tra i testi del primo album...) sanno davvero dare il meglio di sé. Tentate di recuperare il vecchio singolo Hollywood, pubblicato nel dicembre 1999: tre tracce testimoniano solo un millesimo di quello che un live dei Negrita è capace di generare. Citando i cari vecchi Stones e un tiratissimo inno dei cinque: «Allora, HEY NEGRITA (...), anche l'acqua brucerà, prima o poi: date retta a noi!». Beh, io ci credo.
Oh yeah.


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