Cuori Pazzi: tutto esaurito - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Mercoledì 7 novembre 2001

Cuori Pazzi: tutto esaurito

Cuori pazzidi Francesco Tullio Altan
regia e drammaturgia Giorgio Gallione
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Andrea Ceccon
luci Pietro Ferrarsi
con Gioele Dix (Lui Essere Supremo), Bustric (Trino), Giorgio Scaramuzzino (Cipputi), Gabriella Picciau (Luisa), Elsa Bossi (Eva), Simona Guarino (Gina), Nicola Alcozer (Bundazzi), Daniela Biava (la donna con l’ombrello), Massimiliano Caretta (il bimbo), Elena Dragonetti (la bimba)
Produzione Teatro dell’Archivolto in collaborazione con XXXIV Festival Teatrale di Borgio Verezzi


Fino all’11 novembre alla sala Mercato del Teatro Modena

A volte gli spettacoli non invecchiano.
A volte il teatro non muore nell’arco di una stagione.
A volte uno spettacolo popolare fa divertire tutti con una comicità intelligente.

Questo Cuori pazzi in versione spettacolare, (dell’estate 2000), deve certo molto alla versione in lapis di Altan, il cui intramontabile umorismo e le caricature assolutamente probabili e quasi familiari, costruiscono una satira sprezzante di ogni censura o limite morale. Non c’è tabù che non venga superato, ambito umano che non venga ammansito, tristezza che non venga coccolata in un delirio collettivo di uomini e donne allo sfascio.

La nuova sala Mercato del Teatro Modena ben si addice a questo mondo-discarica, appena nato e già “rifiuto”. Offre spazi insoliti e meno rigidi. Come per esempio una balconata quasi a soffitto, da ambiente industriale, da dove sbuca una figurina angelica che del mondo sottostante non si cura, ben risolta dall’attrice Gabriella Picciau: una Luisa sognante e canterina chiusa in un mondo piccolo-piccolo. un mondo di letterine ad un marito uscito di casa un giorno e mai tornato.

La scena ingombra che più ingombra non si può, costringe i personaggi a riordinare ogni tanto per ritrovare uno spazio calpestabile e, viene da pensare, che forse il caos si può rappresentare anche in modo più conciso. Stracci, rottami e una sorta di cucina coabitano con un grande contenitore stracolmo di altrettanti stracci e robivecchi. I costumi parlerebbero già da soli, nelle loro smisurate aggiunte che addossano a personaggi già goffi il peso di un’esistenza sconclusionata. I tratti abnormi inneggiano sui miseri umani appena creati da Trino. Piccolo, dalle lunghe orecchie, è il creatore, senza onori che spettano invece a Lui Essere Supremo che ne è l’appaltatore. Bustric vs Gioele Dix, ovvero comicità allo stato puro. Lui alto, pacato, vestito di nero, con voce cavernosa e imperiosa. L’altro piccolo, buffo, vestito di bianco un po’ giullare, un po’ maldestro genietto, crea cose mostruose che Lui Essere Supremo non disdegna completamente e anzi ci si diverte.

Spiccano le incarnazioni delle altaniane sagome di carta di Simona Guarino, Daniela Biava e Elena Dragonetti che fanno loro battute acide che verrebbero facili da sputare, più che da pronunciare.

Per parte sua, il pubblico ride di tutto, fanno eccezione le battute sugli italiani che a livello di marketing andavano, forse, convertite con il solito straniero odiato. Proprio queste però irrompono con zampe e tutto il resto su un altro tabù, l'identità nazionale, raccontando allo spettatore accorto che lassù sul palco non è poi tanto diverso da quaggiù in platea.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin