Magazine Giovedì 1 novembre 2001

Se il poeta va in battaglia

Se fosse vero il detto “ne uccide più la penna che la spada”, Adam Vaccaro sarebbe uno dei più grandi criminali della storia, imputato per apologia di sterminio in qualche processo per crimini commessi contro l’umanità. Ma poiché da quasi un mese si sta combattendo una guerra con armi ben più sofisticate e subdole della spada, bisogna guardare a questo scrittore–agitatore culturale come a una delle figure intellettuali a cui fare riferimento in questo momento. Vaccaro, infatti, muove un invito a quanti siano mossi “dall’insofferenza e dalla ricerca di possibilità diverse rispetto alle tendenze in atto: catene di bombardamenti, atti terroristici e altre azioni militari che tendono a un circolo vizioso, sempre più ampio, violento e perverso”, perché facciano sentire la loro voce. Lo fa utilizzando internet, quindi la tecnologia più moderna, in modo magari un po’ arcaico, con una sorta di passaparola via e-mail. Del resto l’iniziativa che porta avanti si chiama Versinguerra, e si sa, la poesia è un po’ marginale nel panorama culturale attuale, quasi clandestina. In sostanza Vaccaro chiede di inviare una testimonianza, per creare una sorta di antologia contro la guerra (da qualsiasi parte la si combatta). Lo scopo di questa antologia non è la pubblicazione, almeno non al momento, ma la circolazione sul web. La molla, per una volta, non dovrà essere la voglia di apparire ma un bisogno sincero di riflessione e impegno.

«Sto cercando forme di adiacenza. Veniamo da un periodo in cui la scrittura si è chiusa in un ambito minimalista, mentre secondo me deve cercare un rapporto vero con quello che accade nella realtà», spiega. Comunque, da qualsiasi punto di vista la si prenda, si tratta di una iniziativa interessante. Innanzitutto perché inviando un proprio testo all’indirizzo si riceveranno gli aggiornamenti settimanali dell’antologia (che si apre con un testo del 1958 di Antonio Porta). Poi perché è la prima iniziativa concreta in Italia, una presa di posizione che dà un seguito al comunicato ufficiale del Sindacato Nazionale Scrittori del 15 ottobre, che condanna ogni forma di terrorismo e “manifesta la sua fortissima preoccupazione nella convinzione che la guerra, praticata come metodo di risoluzione dei conflitti, produca soltanto una spirale perversa di vendette, non di giustizia”, ribadendo “il principio della responsabilità attiva degli uomini di cultura a favore di un dialogo sempre più aperto ed intenso tra le diverse civiltà del mondo”.

Segnaliamo una iniziativa analoga, portata avanti da due associazioni americane (Dialogue Poetry e Poets 4 Peace) e una islandese (Beyond Borders), che hanno progettato due volumi – rispettivamente il Libro della speranza e il Libro della guarigione - che si comporranno di testi provenienti da tutto il mondo a testimoniare come è cambiato il mondo dopo l’11 settembre e come viene vissuto questo momento di incertezza globale. Chi volesse inviare testi (che dovranno essere corredati da una traduzione o da un breve commento in inglese) può farlo entro il 24 dicembre all’indirizzo .
di Donald Datti

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