Magazine Martedì 30 ottobre 2001

Il corpo e il caos (parte II)

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Nell'agglomerarsi e accumularsi caotico degli avvenimenti, accade qualcosa che sembra dare una scossa all'opera: sparisce Meringa, una delle segretarie del Gatto (i rapitori chiedono, in un primo tempo, come riscatto la creazione ex novo di un capolavoro artistico-letterario, ma in seguito decidono di vendere la donna ai gestori del porno estremo). Le indagini vengono svolte dall'ispettore Lanza, un poliziotto che si dedica alla scrittura: si dovrà a lui la storia della ragazza con l'assorbente (si tratta di una donna giovane dall'enorme e incontrollabile flusso mestruale, della quale si innamora L'Art che la sceglie per una campagna pubblicitaria degli assorbenti: la donna sparisce, viene inghiottita dai set del sesso estremo e, solo dopo svariate peripezie - l'uomo verrà più volte picchiato a sangue -, L'Art ritroverà l'amata e realizzerà il sogno d'amore). Dopo alcuni comunicati dei rapitori, tutti tentano di ritrovare e liberare Meringa: decisivo sarà il contributo della Musa, in realtà una nota pornostar.

A questo punto della narrazione, avendo messo quasi tutto il materiale in gioco, è chiaro che il testo acquista la struttura dell'indagine, dell'enquete, di quella che, opportunamente, il Gatto definisce "discesa agli inferi": anche in questo caso, in ossequio alle regole di ogni buona nekuia, il romanzo si fa romanzo di formazione, dove il sangue e il sesso, individuati giustamente come elementi primigeni dell'uomo, dominano la scena.

Così, contemporaneamente, negli ambienti del porno estremo, degli illegalissimi snuff-movie, si svolgono due ricerche, quella della Ragazza con l'assorbente e quella della Meringa: entrambe si risolvono felicemente. L'Art ritrova il suo amore, e allo stesso modo in extremis - erano convenuti a Los Angeles da tutto il mondo per un video estremo, che prevede la morte e la distruzione dei corpi di tutti i partecipanti - il Matto (nome del nostro autore virtuale, una sorta di narratario) libera Meringa, la donna avvolta nella carta stagnola: ad un certo punto i diversi piani si incontrano e la storia di Moresco e quella di Lanza danno vita ad un unico filo, i protagonisti dell'una e dell'altra storia interagiscono, conferendo una compattezza non comune all'opera.

Ma questo avvenimento cambia comunque i rapporti, l'editore si fa autore e il Matto viene estromesso: il Gatto ha ricevuto il manoscritto del vecchio con la paresi masturbatoria e ha deciso di pubblicarlo, il titolo è Canti del caos, cioè omonimo del testo che ora abbiamo sotto gli occhi.

Come si può vedere l'autore distrugge lo spazio e il tempo di un eventuale e possibile racconto primario (alla Robbe Grillet) sul quale innestare gli altri e gioca ad accumulare e a passare continuamente tra i diversi piani narrativi: per dirla con Genette, nel testo sono presenti continue metalessi e nessun discorso è quello primario e di base. Questa strategia è accompagnata da una continua variazione della focalizzazione e della voce narrante, al punto che se, per quasi l'intero percorso narrativo, il lettore identifica Moresco-autore con il Matto, alla fine il parallelo viene a crearsi significativamente con il "vecchio con la paresi ...".

Questa scelta di una narrazione per accumulo viene gestita con acume e maestria dall'autore, che se ne avvale in tutti i diversi piani, sia su quello macrostrutturale, sia su quello dei singoli personaggi: è per assemblaggio di elementi e tessere diverse che nascono e vivono Meringa, il laringectomizzato, il domatore, Principessa, etc, dei quali, appunto, conosciamo in sequenza solo aspetti parziali della loro vita e del loro corpo, quello che serve alla narrazione per procedere.

A questo livello macrostrutturale del linguaggio fa da completamento il lessico, sempre estremamente preciso ed essenziale: la descrizione di questi corpi in disfacimento, dei loro umori e liquidi, dei violenti rapporti, non cade mai nel compiacimento e nel gusto del "pornotelevisivo-cinematografico", bensì Moresco arriva, attraverso un lavoro formale estremamente accurato, a proporci la forza dell'osceno, un osceno che ha in Beckett e in Artaud i suoi referenti e i suoi riferimenti. Proprio l'uso del silenzio permette a Moresco di utilizzare un piano del discorso, che nel suo eccesso di sangue e di sesso ha qualcosa di Tarantino, ma inserito in questo contenitore acquista forme e luce nuova: i critici direbbero che Moresco attraversa diacriticamente il pulp per rivisitarlo e riutilizzarlo: il pulp messo al vaglio di Beckett e Artaud non si fa pubblicità ma anarchica crudeltà.


di Donald Datti

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