Magazine Martedì 30 ottobre 2001

Il corpo e il caos

Magazine - di Erminio Risso


I di Antonio Moresco è un romanzo non strutturato su capitoli o paragrafi tradizionali ma su una prefazione-soglia che ci introduce 56 momenti narrativi autonomi e dotati, per questo, di titolo, ai quali va aggiunta una serie di stacchi bianchi, che servono quasi da cerniera tra un momento e l'altro, tra una storia e l'altra: la prima grande peculiarità dell'operazione formale di Moresco è appunto la struttura. Si tratta di un romanzo davvero sui generis, infatti sono talmente intense e forti le forze centrifughe che non si può certamente parlare di nuclei narrativi e di trama principale, nel senso tradizionale dei termini: il testo narrativo si fonda sull'accumulo continuo e indiscriminato di descrizioni di fatti e di avvenimenti che intrecciandosi e sovrapponendosi danno vita, in maniera certamente atipica - almeno per la narrativa italiana-, ad una storia. Si può comunque estrarre dall'opera una serie di elementi che innescano o sorreggono lungo l'intero percorso la macchina narrativa: il libro si apre con una prefazione dell'editore, Il Gatto, protagonista già degli Esordi - la sua presenza crea così, già dall'incipit, un inevitabile rapporto con il precedente romanzo, mette in luce una connessione intertestuale -, che ci parla di un autore alla ricerca del capolavoro.

Il rapporto tra l'autore e l'editore è segnato da un lungo excursus sullo stato attuale delle lettere e del romanzo; il secondo momento clou è l'incontro tra l'autore e la Musa, che, secondo i desideri editoriali, dovrebbe guidare e ispirare il nostro autore: la donna, che si occupa già di una miriade di scrittori (il campionario del postmoderno estenuato è completo, dal narratore della crisi alla rinascita del sacro), sente un fremito particolare nell'incontro con il nostro autore. Il rapporto, come tutti quelli presenti nel libro, è fortemente caratterizzato dalla dimensione corporale e sessuale, gestita attraverso una accurata descrizione degli organi e dei rapporti sessuali, con una certa attenzione - come vedremo - ai rapporti estremi, con gli oggetti e gli animali. La Musa consente all'autore di creare i primi personaggi, Ditalina e Pompina, L'Interfaccia - una donna che esegue specularmente i movimenti e i gesti della Musa durante uno spettacolo televisivo nel quale si depila aprendosi la vagina -, Il Donatore di seme, che non solo si segnala per la ricchezza del suo sperma ma perché sta progettando una strano gioco interattivo e multimediale per computer. Ogni singolo personaggio che entra in scena non viene caratterizzato da una presentazione, che lo definisca nei suoi aspetti fisici e psicologici, bensì prende la parola in prima persona: i momenti narrativi infatti si intitolano Primi personaggi, L'Interfaccia, Il Donatore di seme, Il sacerdote, L'ispettore Lanza, La ragazza con l'assorbente, Canto della donna che urla, Canto della donna avvolta nella carta stagnola, Canto del suonatore di prepuzio, Canto di Ditalina, Canto di Pompina, Canto di Principessa, Canto del domatore, Canto della donna caudata. Abbiamo quindi una continua variazione della focalizzazione che rende mossa la narrazione: a turno i nostri protagonisti si autopresentano, evidenziando solo le informazioni necessarie alla macchina narrativa, in questo modo seguono una logica parziale tutta sottomessa alle necessità interne di sviluppo del libro: questo è messo, continuamente, in evidenza dagli interventi indiretti del Gatto, che, facendosi anche editor, definisce i criteri sostanziali per individuare una storia e un personaggio, secondo quelle che sono però le regole più semplici della narrativa: e su questi due piani il nostro autore reale e il nostro autore virtuale sono volutamente carenti, portando un attacco in profondità alla tradizione e alle mode di scrittura indotte dal marketing e dalle ricerche di mercato.


di Donald Datti

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