Magazine Mercoledì 24 ottobre 2001

Maroko il giostraio (III parte)


Maroko inebriato una sera si sente strano. Euforico, barcollante, con mulinelli di cose che gli frullano nella testa. Vede un tailleurino giallo con borsa aperta, lo segue e la strappa via. Troppo forte la tentazione, è un attimo. Il gioco e la paura, le urla e le spinte.
Inebriato, impazzito, attorno i neon a intermittenza, tutto molto Mirabilandia...
presto un posto per nascondersi ma dove ma come...e intanto tiene stretto il suo tesoro, ci saranno soldi per Ivan e per Dunja. Comincia a sognare e i sogni sono rapidi come i battiti del cuore, come il rapido delle ventitrè che sfreccia dietro il luna park portando altrove altre storie e altre facce. Un regalo. Un regalo comprato da lui senza dire niente a nessuno, un regalo per il suo amore dai lunghi capelli che sanno di sapone. Corre Maroko e nessuno pare badargli, solo Casadei ripete il motivo e le ragazze col mascara blu sui capelli ondeggiano paurosamente sulle zeppe. Zeppe zucchero filato e il cuore in gola. Cani e bambini, urla e frutta caramellata che macchia le mani. Qualcuno ha chiamato la polizia, presto, presto, c'è stato un furto. Un poliziotto corpulento e arrabbiato insegue il ragazzino che ha rubato la borsetta. Lo prenda, è andato di la!
Il luna park è pieno di bravi cittadini, avanti, inseguitelo, guarda che roba!
Un delinquentello, un sinti, un rompicoglioni che poi lui, il poliziotto corpulento coi capelli rasati, ha sempre pensato che quelli lì dovrebbero ucciderli tutti perché sono ladri e sporchi. Vanno a rubare nelle case, chiedono l'elemosina. Li brucerebbe quei campi, lui. Oppure li rimanderebbe nei loro paesi a fare la fame, perché da noi, perché qui che abbiamo già i nostri poveri.
Non si ferma Maroko col cuore in gola, inciampa con la borsetta ben stretta, il suo tesoro.
Un colpo. Risuona in tutto il luna park, fra le giostre e le montagne russe, un colpo che pare uno di quelli del gioco del tiro a segno.
Si spande un odore di castagne che si mischia ai profumi dolci, all'odore di zucchero filato e a un valzerino che proviene dallo stand del gioco del tappo.
Con gli occhi che si chiudono Maroko rivede Ivan, Dolac, la tavola apparecchiata con la mamma sempre in piedi, il viaggio sul camion attraverso le frontiere, Dunja, la ragazza dal profumo di rosa con quel sorriso triste che lui ha sempre stampato in testa, rivede tutto e non molla la borsa sorridendo alla terra. Lo coprono le foglie della Bosnia che cominciano a scendere all'improvviso, un diluvio, un'invasione, una pioggia di foglie di tutti i tipi di un colore speciale, che scivolano sul suo viso planando lentamente nello sconcerto generale fra le luci marce dei neon sugli stand, fra la gente distratta, di passaggio, in un ottobre neanche tanto tiepido, a Parco Nord.

Francesca Mazzucato
di Daniela Carucci

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